“L’Italia deve recuperare un atteggiamento nazionale volitivo in politica estera e coniugarlo alle esigenze dei nostri settori produttivi e delle nostre imprese, in maniera da promuoverne la crescita”. Lo ha detto il presidente della Confagricoltura Federico Vecchioni alla Tavola rotonda di Vicenza ‘Internazionalizzazione, politica estera e Made in Italy’, inserita nel progetto ‘Fare Italia nel Mondo’ ideato dalla fondazione ‘Farefuturo’.
A partire dal suo status di membro delle varie Istituzioni internazionali (G8, Nazioni Unite, Wto, Unione Europea etc.) l’Italia può e deve fornire i suoi contributi. Gestire la politica estera in maniera attiva senza disgiungere il tema delle strategie politiche da quello degli interessi commerciali e degli investimenti: quelli che le imprese italiane realizzano all’estero e quelli stranieri sul nostro territorio.
“In questo senso – ha detto il presidente Vecchioni - la diffusione del Made in Italy e i possibili investimenti all’estero potrebbero essere favoriti in maniera determinante da un’oculata politica internazionale”.
Si tratta di un’esigenza particolarmente sentita dal settore agroalimentare italiano, caratterizzato da un deficit strutturale della bilancia commerciale e da un basso livello di internazionalizzazione.
Benché si dia molta enfasi alla liberalizzazione degli scambi dei prodotti agricoli ed agroalimentari, la loro incidenza sul totale del commercio mondiale è ancora molto limitata: l’8% in valore delle merci scambiate complessivamente (meno di un miliardo di dollari a fronte di 12 miliardi circa).
E questo nonostante la bilancia commerciale italiana dell’agroalimentare mostri segnali di miglioramento: il saldo negativo nell’anno appena trascorso si è ridotto del 2,2% visto che le esportazioni sono cresciute ad un ritmo superiore (+7,8%) di quanto accaduto per l’import (+4,8%).
Ciò nonostante, è la fase di produzione primaria, rispetto alla trasformazione industriale, ad essere poco internazionalizzata. Vuoi per numero di operatori coinvolti (poco più di 5 mila rispetto ai 14 mila dell’alimentare) vuoi per volumi e valori di merci scambiate (800 mila euro l’anno per operatore, contro 1,6 milioni di euro).
“Occorre quindi un nuovo impegno – ha concluso il presidente Vecchioni - per migliorare la crescita e favorire lo sviluppo del settore”. Confagricoltura ha già realizzato numerose iniziative per favorire l’internazionalizzazione delle sue imprese. Tra cui alcune, come quelle nei Paesi balcanici, che potranno andare anche ben al di là della mera cooperazione economica. Con vantaggi reciproci: per l’economia e per il Paese.
Import-export dell'agroalimentare italiano 2007
(elaborazione Confagricoltura su dati Istat)
Prodotti agricoli Prodotti Alimentari Totale Differenze rispetto all'anno precedente
Milioni di euro assolute %
Import 10.150 22.936 33.086 +1.511 +4,8%
Export 4.847 18.860 23.707 +1.723 +7,8%
Saldi -5.303 -4.076 -9.379 +212 -2,2%