Senza entrare nel merito del provvedimento dell’Autorità Garante della concorrenza e del mercato - che ha ravvisato nella politica dei prezzi di 26 imprese del settore della pasta un’intesa restrittiva della concorrenza - Confagricoltura sottolinea come, nella formazione dei prezzi al consumo, non solo della pasta ma della generalità dei prodotti agroalimentari, resti ancora uno squilibrio di fondo tra il prezzo pagato al produttore della materia prima (in questo caso il grano duro) e il prezzo del prodotto finito.
“Mentre i costi di produzione aumentano tendenzialmente per tutti i soggetti che operano nella filiera della pasta, sono principalmente i cerealicoltori a subire - rileva Confagricoltura - gli effetti delle oscillazioni dei prezzi del grano, non potendo imputare l’aumento dei loro costi all’acquirente”.
“E’ un dato di fatto - conclude Confagricoltura - che ci sia un forte spostamento nella catena del valore aggiunto della pasta, a vantaggio dei pastifici stessi. La sentenza dell’Antitrust giunge quindi opportuna per aprire un confronto tra Governo e rappresentanze della filiera con l’obiettivo di distribuire equamente costi e ricavi, a tutto vantaggio dei consumatori”.