«Da Taormina oggi lancio un appello al Pdl, che è un partito che merita rispetto perché ha il 40% dei voti. E al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, chiedo che lasci decadere questo decreto sul latte, che è una porcata». Un intervento perentorio, che il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini esprime da Taormina, dal palco del Forum «Futuro fertile» di Confagricoltura.
La vicenda delle quote latte e della conversione del decreto varato alla fine di gennaio dal governo, secondo Casini, avrebbe solamente un risvolto positivo, cioè «aver riportato l’agricoltura al centro dell’agenda politica e dell’attività parlamentare. Sono tre giorni che il Parlamento è paralizzato da questa questione che è entrata in Parlamento un po’ clandestina».
Casini ribadisce la posizione dell’Udc e attacca la Lega del ministro Zaia. L’opposizione è compatta sul no al decreto di attribuzione delle quote latte, così come allo stato. Divisa, invece, la maggioranza di governo. «Noi difendiamo le persone oneste che si sono messe in regola e hanno pagato lo Stato – dichiara Casini -. Non è accettabile che per un gruppo ben definito e circoscritto che deliberatamente ha fatto il furbo. Questo gruppo è molto collegato alla Lega e per loro abbiamo fatto un decreto che è umiliante per i cittadini onesti in un periodo di crisi. E questa battaglia, vedrete, non si sbloccherà martedì. Noi chiediamo che venga lasciato cadere. Siamo riusciti a trascinare su questa posizione anche l’opposizione e quello che non emerge è che in Parlamento è in atto un durissimo scontro tra chi nella maggioranza impone al governo di porre la fiducia e chi ritiene che deve essere fatto decadere».
Mettere la fiducia sul decreto? Casini è categorico: «E’ gravissimo e getta un ombra sui meccanismi che determinano i motivi per mettere o non mettere la fiducia».
E di nuovo sul ministro per le Politiche agricole, Luca Zaia: «Se fosse libero da qualsiasi condizionamento politico si comporterebbe in maniera diversa. Quella delle quote latte è una battaglia della Lega». Stop, per Casini, anche alla demagogia. Nel mirino, ancora Zaia. «Il ministro dell’agricoltura, Luca Zaia è una persona carina, a modo, che dice cose anche accettabili – ironizza - ma giorni fa ha detto una cosa: il cibo deve andare direttamente dal produttore al consumatore. E’ un discorso teoricamente giusto ma di una grandissima demagogia. Noi produciamo tanto in alcuni settori, come nell’ortofrutta che per forza dobbiamo esportare. Riorganizzare la filiera è una questione marginalissima, il punto è quello di fare un investimento sull’organizzazione dell’export».
A margine dell’incontro di Confagricoltura, dedicato agli «Strumenti per la competitività delle imprese trainanti», Casini ribadisce la centralità dell’agricoltura nell’economia del Paese. «In questo momento ci vuole un quadro complessivo e generale da parte del governo, partendo dai problemi dei nostri settori, ovvero una realtà di piccole imprese nel settore agricolo – spiega Casini -. Non è più una questione marginale, ma è una grande questione nazionale. Tutti cercano l’autosufficienza agricola e la dobbiamo cercare anche noi».