“Gli agricoltori non devono perdere l'occasione offerta dall'Europa”. Federico Vecchioni, presidente di Confagricoltura, lo ha ricordato nell'incontro pubblico, organizzato dalla sede territoriale di Grosseto a Scarlino e centrato sulle Elezioni Europee.
“Il 6 e 7 giugno non è un'elezione come le altre - ha detto il presidente Vecchioni alla presenza del candidato del PDL al Parlamento Europeo, Federico Eichberg della “Fondazione Farefuturo” -. Per l'agricoltura italiana è un momento assolutamente rilevante perché con il trattato di Lisbona il Parlamento assumerà la veste di sede decisionale per i temi agricoli con la cosiddetta codecisione.
Dunque non sarà soltanto la Commissione europea ad esprimere le regole, i regolamenti, le direttive e tutte le leggi dell’agricoltura, ma sarà il Parlamento a dare un'opinione o esercitare il potere di veto”.
Federico Vecchioni ha poi parlato della politica agricola comune e di quello che Confagricoltura si aspetta dalla politica agricola comunitaria.
“Per la prima volta, circa un anno fa, il vecchio Continente si è trovato con i magazzini vuoti, comprendendo che l'agricoltura non è delegabile ai Paesi meno avanzati. Senza agricoltura non c'è futuro. E' un settore necessario all'economia e la Pac è una politica economica e uno strumento di competitività per l'agricoltore che deve poter rimanere sul territorio per fare reddito. Non più dunque una politica assistenziale, ma di incentivo allo sviluppo”.
Per il presidente di Confagricoltura l'Europa deve essere forte, anche nelle trattative Wto e nelle varie sedi internazionali, e al contempo meno burocratica e tecnocratica e più rivolta a esaltare le potenzialità di crescita delle imprese e dei cittadini.
“Vorremmo - ha aggiunto il presidente Vecchioni - che si parlasse di incentivi e non di sussidi per un'agricoltura con pari dignità nella economia europea. Sono necessari strumenti per competere con regole, perché solo il mercato senza regole non può bastare”.
Insomma, un’agricoltura unica, senza divisioni tra i diversi segmenti produttivi. Un unico comparto dove ogni realtà territoriale sia strutturata su politiche che tengano conto della realtà socioeconomica, poiché sarebbe assolutamente fuorviante immaginare un'unica politica agricola mondiale.
Strenua la difesa del lavoro agricolo da parte di Federico Vecchioni. “Ci scandalizziamo - ha detto - se Fiat licenzia, ma se perdiamo posti di lavoro in agricoltura nessuno dice nulla. I nostri lavoratori non sono diversi da quelli del settore metalmeccanico e anche i numeri sono dalla nostra parte, tenuto conto che su 30milioni di giornate lavorate annualmente in Italia ben 20 sono appannaggio dell'agricoltura”.
In conclusione la richiesta di uno snellimento burocratico. “Vogliamo uno Stato efficiente vicino al cittadino. La burocrazia è stritolante. Per assumere un dipendente extracomunitario occorrono 23 passaggi. Questo ci pone fuori dal mondo e non dal mercato. L'Europa produrrà il documento sulla qualità, che non è mai stata pagata dal mercato. Sulla qualità e sul legame con il territorio gravano troppi oneri e regole asfissianti”.
“La qualità la deve garantire l'imprenditore. Non basta la denominazione per fare ricca un'impresa. Oggi il 90% delle denominazioni è in crisi. Tutto il meccanismo della qualità deve essere ripreso in mano. Perché l'agricoltura, che vale il 16% del Pil, continuerà a esistere solo se c'è equa distribuzione del valore aggiunto. Non possiamo avere solo oneri che ci portano fuori dal mercato o con redditi al limite della povertà”.
Ma tutto questo non può prescindere dalla parola d'ordine “sostenibilità”, intesa non solo in senso ambientale e sociale ma anche economico. “Non si può fare agricoltura esclusivamente per preservare il territorio - ha ribadito -. In tal senso la Pac è centrale, non settoriale ma economica e i Piani di Sviluppo Rurale sono uno strumento da rivisitare, perché le Regioni non sono poi così virtuose”.
L'incontro di Scarlino è stato introdotto dalla presidente di Confagricoltura Grosseto, Diana Theodoli Pallini ed è stato concluso da Federico Eichberg che ha spiegato come l'agricoltura, nel garantire produttività, ambiente e coesione, necessiti di politiche europee ad hoc.