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29/04/2008 
Emergenza cibo: Confagricoltura, promuovere la produzione di commmodities e interventi programmati per gestire domanda/offerta mondiale
 
Il presidente della Confagricoltura condivide le preoccupazioni dell’Onu sull’emergenza alimentare mondiale. “Avevamo dimenticato l’importanza strategica delle derrate alimentari per i riflessi in termini di stabilità legata all’approvvigionamento – ha detto -. C’è voluta una crisi internazionale per tornare a farci riflettere  su questo aspetto.  Ora servono  decisioni politiche urgenti per promuovere la produzione di commodities.”

Confagricoltura evidenzia che le semine di frumento in Italia, in vista dei raccolti 2008, sono aumentate di oltre 350 mila ettari e questo è solo una prima risposta alle carenze del mercato. Anche la Fao prevede per il 2008 un raccolto mondiale di cereali a livelli record: 2,2 miliardi di tonnellate, con un incremento del 3% circa e del 13% a livello Ue. Buone notizie sono arrivate ieri dall’Australia sulle previsioni  record del raccolto invernale del grano.

“Non è escluso quindi che la situazione possa cambiare – ha detto il presidente Vecchioni – ma è ormai chiaro che questo fenomeno non può essere lasciato in balia delle dinamiche di mercato. Occorrono interventi programmati per combattere adeguatamente i cambiamenti climatici e  gestire l’equilibrio domanda offerta”.

Confagricoltura non condivide la posizione di chi ritiene che la mancata liberalizzazione degli scambi e il “protezionismo” europeo abbiano influito negativamente sulla congiuntura, svantaggiando i Paesi più poveri. “Bruxelles - ha continuato Vecchioni - ha cambiato la Pac e, con il disaccoppiamento,  i pagamenti diretti ora non incidono più sugli scambi. Sono invece i Paesi maggiori produttori e quelli in Via di Sviluppo, come dice il segretario generale dell’Onu Ban k-moon, che influenzano i mercati, limitando le esportazioni con pesanti tasse sull’export, o veri e propri blocchi per aumentare la disponibilità interna”.

C’è dunque ancora bisogno, a parere dell’Organizzazione degli imprenditori agricoli, di una politica agricola comunitaria che, anziché essere smantellata, come vorrebbe qualcuno, va rafforzata e semmai adeguata ai tempi. “E insieme  - conclude il presidente Vecchioni - serve una seria politica dell’innovazione e della ricerca, anche tramite gli organismi geneticamente modificati; una strada che l’Italia ha deliberatamente scelto di non percorrere”.

 

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