“Speriamo che il dibattito sul futuro della Pac non si limiti all’aspetto della ridistribuzione delle risorse verso un pagamento unico omogeneo. Perché mancherebbe quel respiro e quel disegno strategico che noi chiediamo alle politiche - a Bruxelles, come a Roma e nei capoluoghi regionali - che metta davvero l’agricoltura al centro delle scelte strategiche del Paese”.
Lo ha detto il presidente della Confagricoltura, a Cremona nell’ambito di Vegetalia, intervenendo al convegno “La Pac verso il 2013 e dopo il 2013”. A parere di Confagricoltura la discussione sulla Pac dopo il 2013 si sta indirizzando, oltre che sulla tenuta delle dotazioni finanziarie - in calo in termini reali v. tabella - e sugli interventi di sviluppo rurale, soprattutto sulle modalità di attribuzione dei plafond nazionali tra soggetti. Se, come e quando, in altre parole, pervenire ad un pagamento omogeneo a livello regionale/nazionale. Una tendenza verso un flat rate che uniformerebbe, molto di più rispetto ad ora, i pagamenti diretti ai beneficiari.
“Il mondo cambia - ha detto il presidente Vecchioni - così come i mercati agricoli ed agroalimentari nazionali ed internazionali. E non si può accettare che l’impostazione data alla politica agricola comunitaria (stabilità delle risorse e graduale disaccoppiamento slegato dalle produzioni e dal mercato) rimanga immutata”.
Il presidente di Confagricoltura ha rimarcato come i problemi di mercato non siano svaniti magicamente con il disaccoppiamento, tutt’altro. “Occorre avere una Pac che sia ancora in grado, magari con strumenti nuovi, di intervenire nelle situazioni di squilibrio e di vera e propria crisi”.
“Finalizzare risorse, del primo come del secondo pilastro, per risolvere queste situazioni è la vera sfida della Pac del “post 2013” - ha concluso Vecchioni -. Se riusciremo in questo intento, avremo garantito un’agricoltura più forte per la crescita e l’occupazione del Paese ed avremo trovato, forse, il motivo più valido per giustificare in futuro la spesa del contribuente al nostro settore”.