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31/01/2009 
Internazionalizzazione delle imprese. Borsetto (Confagricoltura) servono nuovi strumenti e conoscenze
 

All’estero l’agroalimentare ha tenuto di più rispetto alle altre “tre A” del nostro made in Italy: Arredamento, Abbigliamentomoda, Apparecchiature industriali. Lo ha sottolineato il vice presidente della Confagricoltura Antonio Borsetto intervenendo al convegno “Le imprese agroalimentari: dinamiche e processi per inserirsi in nuovi mercati” in occasione di Vegetalia, a Cremona. 

Nel panorama non brillante del settore agricolo nazionale (calo del reddito per addetto, stasi del valore aggiunto e dei consumi agroalimentari nazionali) spiccano i risultati della bilancia commerciale ed in particolare dell’export del made in Italy agroalimentare, che ancora cresce a tassi notevoli, anche più dell’import.

L’export agroalimentare tiene anche rispetto agli altri comparti del made in Italy che piace all’estero. In particolare, a novembre 2008, rispetto allo stesso mese del 2007, a causa della crisi sono diminuite le percentuali di esportazione di tutti i settori produttivi italiani; tra questi, però, l’agroalimentare è quello che evidenzia la percentuale più limitata. Mentre l’export dell’agroalimentare è diminuito del 3,9% (-2,2% gli alimentari trasformati), il tessile/abbigliamento lo è del 12,8%, il cuoio e si suoi derivati del 6,7%, la meccanica e gli apparecchi elettrici dell’8,5% ed i mobili dell’11,5%.

“La situazione del mercato e l’andamento dei consumi interni - ha detto il vice presidente Borsetto – evidenziano la necessità per le imprese produttrici di inserirsi anche in nuovi mercati. E l’apertura delle aziende italiane agli interscambi commerciali con l’estero ed agli investimenti pone ulteriori quesiti e necessità di conoscenze: dalle normative doganali dei singoli Paesi, alle nozioni legali, alle esigenze specifiche per particolari trasporti”.

Confagricoltura continuerà a realizzare progetti con l’obiettivo di facilitare contatti tra imprese produttrici italiane ed operatori commerciali esteri – in particolare di quei mercati difficili da raggiungere per le singole aziende – ma anche di offrire ulteriori servizi di supporto, anche sollecitando forme di collaborazione con compagnie dei trasporti o professionisti esperti a livello internazionale della “burocrazia” dei diversi Paesi.

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