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09/07/2009 
Assemblea generale della Confagricoltura - 9 luglio 2009 - Dall'intervento del presidente Federico Vecchioni
 

AGRICOLTURA CENTRALE E G8… è ormai assodato da tutti gli indicatori economici e sociali che il settore agricolo costituisce un perno della strategia di crescita nei prossimi anni. Per questo noi sosteniamo la creazione di un’agricoltura efficace e sostenibile. Siamo perfettamente in linea con le indicazioni che vengono dal G8: i 12 miliardi di dollari che i “Grandi” intendono destinare nei prossimi tre anni al settore primario vanno indirizzati su infrastrutture, logistica, tecnologia e ricerca, migliorando il sostegno allo sviluppo dell’agricoltura, che negli ultimi anni ha invece subito una contrazione nelle disponibilità delle risorse. Anche il recente G8 agricolo voluto dal ministro Zaia ha richiamato a maggiori sforzi verso l’evoluzione degli obiettivi di produzione e questa strada, che oggi può aiutare la sopravvivenza di milioni di persone, è anche quella per garantire loro il diritto alla qualità del cibo…

ENCICLICA… Benedetto XVI, nell’Enciclica “Caritas in Veritate”, sottolinea come “Senza forme interne di solidarietà e di fiducia reciproca il mercato non può pienamente espletare la propria funzione economica ed oggi è questa fiducia che è venuta a mancare e la perdita della fiducia è una perdita grave”. Al contrario degli avventurismi di un certo tipo di finanza perversa, l’agricoltura italiana coniuga tradizione e innovazione, incarna i valori del merito, dell’etica del lavoro, della centralità dell’individuo e del rispetto dell’ambiente. Il Pontefice avverte: “E’ interesse del mercato promuovere emancipazione, ma per farlo veramente non può contare solo su se stesso, perché non è in grado di produrre da sé ciò che va oltre le sue possibilità. Esso deve attingere energie morali da altri soggetti, che sono capaci di generarli”. Ed è questo il nostro obiettivo di più alto respiro: declinare la sostenibilità dell’agricoltura secondo il bilanciamento dei principi sociali ed economici.

CRISI… ottobre sarà il mese della verità per le nostre imprese, che sinora hanno sostenuto il Paese in crisi con la loro anticiclicità. In un panorama economico indiscutibilmente difficile nonostante i vari cenni di ripresa l’agricoltura ha fatto da diga, dando un contributo essenziale al Pil, contenendo l’inflazione e dando uno sbocco occupazionale importante a molte migliaia di italiani che si sono trovati senza lavoro (il settore impiega nel Paese circa un milione e mezzo di persone). Senza dimenticare le ulteriori valenze del settore primario a soccorso dell’economia, con l’impegno nella produzione energetica. Noi, dunque, abbiamo fatto da argine alla congiuntura e lo faremo ancora, finchè ne avremo le forze. Il primo trimestre 2009 ha confermato il trend del settore che registra una situazione di stabilità del valore aggiunto (+0,1%), rispetto ad un calo tendenziale del Pil del 6% e dell’industria di oltre il 14%. Anche se questa variazione costituisce comunque una frenata rispetto al precedente andamento positivo della nostra agricoltura: il valore aggiunto è infatti pur sempre diminuito nel primo trimestre 2009 rispetto all’ultimo trimestre del 2008. Ma la nostra capacità di tenuta non è senza limiti: secondo un’indagine  tra i nostri associati ottobre si presenta come la linea rossa al di là della quale si entra nelle ombre del rischio liquidità e del rischio patrimoniale. E va ricordato a chiare lettere che i nostri imprenditori agricoli hanno tutto il patrimonio investito nelle aziende – che non delocalizzano – e quindi hanno tutte le carte in regola per chiedere la massima fiducia alle banche (gli impieghi attivi degli agricoltori superano i 37 miliardi di euro).

COMPETITIVITA’… i costi di produzione aumentano, mentre export e consumi interni si contraggono. In due parole: le spese salgono e gli incassi scendono, una formula tanto semplice da enunciare quanto micidiale per qualunque impresa. A ciò si aggiunge che, come troppo spesso accade, non abbiamo i mezzi per confrontarci ad armi pari con i nostri competitori, anche se partner all’interno dell’Unione Europea. La Francia, ad esempio, sostiene con centinaia di milioni di euro la sua agricoltura. Può l’Italia essere da meno? Credo proprio di no. Quindi, come il governo è intervenuto per dare sostegno all’industria con il decreto Tremonti, così bisogna modulare l’intervento anche per dare ossigeno alle imprese agricole che, ad oggi, restano in gran parte tagliate fuori dai provvedimenti dell’esecutivo per il rilancio dell’economia. Se le cose rimanessero così sarebbe un grave errore, visto il contributo fondamentale alla ripresa che il settore può dare. Ci rendiamo conto di quanto la coperta sia corta e che è più facile traghettare l’agricoltura nel pacchetto generale di misure anticrisi, piuttosto che trovare fondi ad hoc. Il decreto del ministro dell’Economia è una buona base per dare le giuste premesse alla ripresa, ma non deve dimenticare l’agricoltura. Per questo chiediamo che il settore primario venga incluso nella “Tremonti ter”, perché a pieno titolo parte essenziale dell’economia del Paese.

EUROPA… dobbiamo renderci conto che il bilancio Ue è insufficiente e quindi l’Italia deve essere abile nel segnalare tempestivamente a Bruxelles le sue priorità. Paradossalmente la Commissione spinge sul dirigismo e diminuisce i fondi a disposizione. Noi siamo pronti a fare la nostra parte a fianco della buona politica, per dare nuovi spazi all’agricoltura. Dal “Doha round” ci vengono le opportunità per bilanciare rischi e opportunità della globalizzazione. Superare la crisi rilanciando la competitività è quindi una scommessa per il nostro sistema agroalimentare e per il nostro Paese perché la domanda dei Paesi in Via di Sviluppo ed emergenti potrebbe essere “catturata” dai Paesi nostri competitor… va infatti ribadito che i consumi interni, complice la difficile congiuntura, dovrebbero rimanere stabili se non flettere ancora, mentre i principali mercati di sbocco del nostro agroalimentare sono nell’area del pianeta meno dinamica sul fronte della domanda, sia perché rappresentata da mercati già saturi, sia perché maggiormente colpiti dalla recessione.

INTERNO… va assolutamente sancito il definitivo ingresso dell’agricoltura nell’economia del Paese (che non è una “rinazionalizzazione”, ma un aggancio alle misure economiche generali) altrimenti il settore rischia di non essere più alimentato. Quindi abbiamo visto giusto quando abbiamo optato per scelte orizzontali: la possibilità di essere recuperati da Tremonti sta nel fatto che noi ci muoviamo nel contesto dell’economia.  Detto questo, vanno rinforzate le strutture al servizio dell’agricoltura per rilanciare l’export, rendendosi conto che la qualità non può essere un’esperienza sensoriale, ma un parametro ben definito, così come il legame con il territorio non è un fatto meramente produttivo, ma ambientale. Quindi: meno denominazioni e più mercato, meno tavoli e più proposte operative.

PROPOSTE-RICHIESTE… operare per dare all’agricoltura italiana maggiore liquidità attraverso:

1)    la ristrutturazione del debito con opportune garanzie, anche usando la fetta del prestito erogato ai partner UE dalla Bce;

2)    l’anticipo sulla Pac;

3)    interventi per alleggerire gli oneri previdenziali e quelli burocratici, uniti ad un profondo riorientamento della destinazione dei fondi disponibili per il sistema agricolo nazionale.

Uguale attenzione deve essere data alla tutela dei nostri prodotti agroalimentari con l’istituzione di un “Marchio Italia”, favorendo nel contempo al massimo le sinergie tra agricoltura e GDO, perché c’è da sperimentare al più presto una filiera tutta nuova…

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