Dalla tavola rotonda “La Pac oltre il 2027: “Quali strategie per un’agricoltura europea competitiva?” organizzata a Palazzo Roverella a Ferrara per la quarta edizione del Food & Science – Ferrara Lab 2025, il presidente di Confagricoltura e del Copa, Massimiliano Giansanti non ha nascosto le difficoltà generali del momento ma ha altresì espresso parole cariche di speranza.
“Mai come in questo momento sento la vicinanza del Parlamento europeo agli interessi degli agricoltori italiani ed europei. Il lavoro che obiettivamente l’Europarlamento sta facendo guarda agli interessi dei nostri agricoltori piuttosto che agli interessi partitici”, ha detto Giansanti ai presenti al convegno, tra cui gli europarlamentari Stefano Bonaccini, Stefano Cavedagna, Raffaele Stancanelli, Dario Nardella e Salvatore De Meo.
Ma sul progetto di riforma della Politica agricola comune il confronto tra settore primario europeo e vertici europei resta al palo. “Ci aspettavamo una Pac in grado di stabilizzare il reddito degli agricoltori e il prezzo di vendita dei prodotti, al contrario è invece una politica agricola senza visione – ha ammesso il presidente di Confagricoltura –. E così il 21 ottobre come agricoltori europei abbiamo preparato una manifestazione specifica di protesta a Strasburgo contro la proposta della nuova Pac presentata due mesi fa dalla Commissione Europa”.
La riforma, su cui ora sono a lavoro Europarlamento e Consiglio dell'Unione europea, non risponde alle nuove emergenze che l’agricoltura sta affrontando. In primis il cambiamento climatico, “a cui si risponde con la scienza e con la ricerca”. Risposta che tarda ad arrivare, se si pensa alla lunga attesa di un regolamento sulle Tecniche di evoluzione assistita e dell’autorizzazione alla sperimentazione dei droni e delle guide satellitari. “Oggi l’agricoltura digitale e tecnologica sono una realtà – ha proseguito —. Senza dimenticare il tema delle molecole nel contrasto alle fitopatie e epizoozie, per certi versi anche nuove a queste latitudini”.
Tanti i punti interrogativi anche sotto il profilo geopolitico, con una guerra solo parzialmente chiusa e l’altra alle porte dell’Europa ancora in pieno svolgimento, i cui effetti non vanno più interpretati solo con la logica del ‘carro armato’. “Assistiamo all’uso del cibo come strumento di guerra”, ha osservato Giansanti parlando degli enormi stanziamenti del presidente Putin nell’agricoltura russa e del presidente Trump, con dieci miliardi di dollari a favore degli agricoltori e dei produttori statunitensi.
“Ci aspettiamo dall’Ue una risposta, con il potenziamento diede proprio settore alimentare. Gli approvvigionamenti saranno fondamentali in futuro”, ha poi sottolineato evidenziando che il carrello della spesa è aumentato del 30% dal 2019 ad oggi.
Infine, i dazi come fattore alterante della libera competizione, e il principio della reciprocità degli standard produttivi: “Chi vuole entrare nel mercato Ue deve rispettare le stesse regole e gli stessi standard, com’è nella logica dell’uno vale uno”.
Ma la Pac resta il tema principale. “Occorre un confronto serio con l’Europarlamento e con la Commissione europea poi con il Governo del Paese. E questo confronto è possibile soltanto se l’attuale riforma viene riscritta, con la pressione di maggiori risorse economiche. Solo a quel punto ci si siederà attorno a un tavolo per discuterla”.
Per Giansanti la Politica agricola comune “non nasce per far diventare ricchi gli agricoltori ma per garantire la sicurezza alimentare in Europa anche riconoscendo un giusto reddito agli agricoltori ed un giusto prezzo ai consumatori. Per riuscirci sono necessarie più risorse per sostenere gli agricoltori”.
Giansanti al Food & Science – Lab di Ferrara: Inascoltati sulla Pac, gli agricoltori di nuovo in piazza a Strasburgo il 21 ottobre
Il contesto generale in cui ci stiamo muovendo oggi è difficilissimo e mai come ora è altresì fondamentale per i nostri interessi poter coordinare quest’attività in una logica di italian job e quindi continuiamo a lavorare in tal senso”.
Dalla tavola rotonda “La Pac oltre il 2027: “Quali strategie per un’agricoltura europea competitiva?” organizzata a Palazzo Roverella a Ferrara per la quarta edizione del Food & Science – Ferrara Lab 2025, il presidente di Confagricoltura e del Copa, Massimiliano Giansanti non ha nascosto le difficoltà generali del momento ma ha altresì espresso parole cariche di speranza.
“Mai come in questo momento sento la vicinanza del Parlamento europeo agli interessi degli agricoltori italiani ed europei. Il lavoro che obiettivamente l’Europarlamento sta facendo guarda agli interessi dei nostri agricoltori piuttosto che agli interessi partitici”, ha detto Giansanti ai presenti al convegno, tra cui gli europarlamentari Stefano Bonaccini, Stefano Cavedagna, Raffaele Stancanelli, Dario Nardella e Salvatore De Meo.
Ma sul progetto di riforma della Politica agricola comune il confronto tra settore primario europeo e vertici europei resta al palo. “Ci aspettavamo una Pac in grado di stabilizzare il reddito degli agricoltori e il prezzo di vendita dei prodotti, al contrario è invece una politica agricola senza visione – ha ammesso il presidente di Confagricoltura –. E così il 21 ottobre come agricoltori europei abbiamo preparato una manifestazione specifica di protesta a Strasburgo contro la proposta della nuova Pac presentata due mesi fa dalla Commissione Europa”.
La riforma, su cui ora sono a lavoro Europarlamento e Consiglio dell'Unione europea, non risponde alle nuove emergenze che l’agricoltura sta affrontando. In primis il cambiamento climatico, “a cui si risponde con la scienza e con la ricerca”. Risposta che tarda ad arrivare, se si pensa alla lunga attesa di un regolamento sulle Tecniche di evoluzione assistita e dell’autorizzazione alla sperimentazione dei droni e delle guide satellitari. “Oggi l’agricoltura digitale e tecnologica sono una realtà – ha proseguito —. Senza dimenticare il tema delle molecole nel contrasto alle fitopatie e epizoozie, per certi versi anche nuove a queste latitudini”.
Tanti i punti interrogativi anche sotto il profilo geopolitico, con una guerra solo parzialmente chiusa e l’altra alle porte dell’Europa ancora in pieno svolgimento, i cui effetti non vanno più interpretati solo con la logica del ‘carro armato’. “Assistiamo all’uso del cibo come strumento di guerra”, ha osservato Giansanti parlando degli enormi stanziamenti del presidente Putin nell’agricoltura russa e del presidente Trump, con dieci miliardi di dollari a favore degli agricoltori e dei produttori statunitensi.
“Ci aspettiamo dall’Ue una risposta, con il potenziamento diede proprio settore alimentare. Gli approvvigionamenti saranno fondamentali in futuro”, ha poi sottolineato evidenziando che il carrello della spesa è aumentato del 30% dal 2019 ad oggi.
Infine, i dazi come fattore alterante della libera competizione, e il principio della reciprocità degli standard produttivi: “Chi vuole entrare nel mercato Ue deve rispettare le stesse regole e gli stessi standard, com’è nella logica dell’uno vale uno”.
Ma la Pac resta il tema principale. “Occorre un confronto serio con l’Europarlamento e con la Commissione europea poi con il Governo del Paese. E questo confronto è possibile soltanto se l’attuale riforma viene riscritta, con la pressione di maggiori risorse economiche. Solo a quel punto ci si siederà attorno a un tavolo per discuterla”.
Per Giansanti la Politica agricola comune “non nasce per far diventare ricchi gli agricoltori ma per garantire la sicurezza alimentare in Europa anche riconoscendo un giusto reddito agli agricoltori ed un giusto prezzo ai consumatori. Per riuscirci sono necessarie più risorse per sostenere gli agricoltori”.
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