Favorire la lotta alla calamità numero uno, la cimice asiatica, e a malattie fungine come la peronospora e l’oidio, ma anche ridurre il fabbisogno idrico delle piante e lo stress vegetativo da eccesso di sale nel terreno. Si può addirittura limitare l’intolleranza al glutine nel frumento duro oppure ottenere una varietà di soia ad alto tasso oleico e persino una di riso resistente al brusone. Non solo, la scienza sta lavorando anche sulla fotosintesi clorofilliana per aumentare la produttività delle colture.
«Sono tutte scoperte rese possibili da innovazioni varietali scientifiche, che però rischiano di rimanere chiuse in laboratorio se non si colma il vuoto normativo che tuttora blocca l’applicazione delle nuove tecniche di miglioramento genetico (New breeding techniques - Nbts) in Italia ed Europa», ha detto Deborah Piovan, portavoce per Confagricoltura del progetto ‘Cibo per la mente’ - un manifesto condiviso da 14 associazioni di categoria, che sostiene gli investimenti in innovazione e ricerca nell’ambito agroalimentare - nel suo intervento all’evento “Dai falsi miti alle nuove tecniche di miglioramento genetico”, organizzato dall’Impresa familiare di Confagricoltura Ravenna, in una sala stracolma con più di 200 agricoltori e rappresentanti del mondo dell’impresa e delle istituzioni locali, alla presenza di Carlo Lasagna, presidente nazionale dell’Impresa agricola familiare – Fiiaf, insieme alla vicepresidente Danila Massaroli e a Luca Ginestrini, direttore dell’area organizzativa nazionale di Confagricoltura.
«La ricerca deve essere inserita in un processo sociale e interattivo, per farne conoscere le reali potenzialità al fine di produrre di più e meglio, seppur con minor disponibilità di terreno e in un contesto sempre più difficile. Occorre migliorare la sostenibilità ambientale ed economica delle produzioni e produrre impattando sempre meno sull’ambiente. I terreni - sottolinea Piovan – dovranno essere utilizzati nel modo più efficiente, riducendo gli sprechi e ottimizzando l’impiego di fitofarmaci anche attraverso l’adozione della moderna agricoltura digitalizzata».
«L’agricoltura ravennate ha chiuso un anno da dimenticare, abbiamo bisogno di tutelare i nostri agricoltori e migliorare le varietà da coltivare, adattandole al territorio e ai cambiamenti climatici: non possiamo permetterci di rinunciare al progresso scientifico - spiegano Andrea Betti, presidente di Confagricoltura Ravenna e Giancarlo Bubani, presidente provinciale dell’Impresa familiare (Fiiaf) -. A tal proposito, Confagricoltura Ravenna aderisce all’iniziativa europea di raccolta firme per la revisione della Direttiva UE 2001/18 sugli Ogm, facendosi promotrice di una intensa attività di coinvolgimento dell’opinione pubblica a livello locale, affinché queste nuove tecniche di miglioramento genetico siano escluse dal campo di applicazione della normativa Ue, dando così il via libera alla loro sperimentazione in campo».
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