“Se da una parte Trump punta al rafforzamento dell’economia Usa, dall’altro la sua politica espone al caos il resto del globo. Basterebbero dazi tra il 10 e il 13%, uniti alla svalutazione del dollaro, per mettere in crisi l’export europeo. Commenta il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, su Class Cnbc, rispondendo alla domanda di Adolfo Valente su quali potrebbero essere gli impatti di dazi generalizzati al 30%, come annunciato nella lettera di Washington a Bruxelles.
In ballo ci sono diversi miliardi di euro, calcoli a cui bisogna aggiungere la contrazione ulteriore dei consumi statunitensi in fuga dai prezzi di quei prodotti colpiti da nuove tariffe in ingresso. “Calerebbero i consumi delle produzioni di qualità in favore di quelle che affollano il mondo della contraffazione, dell’Italian sounding”.
Gli Usa, semplicemente, non sono sostituibili. “Sia perché parliamo di un mercato ormai maturo per il nostro export e sia perché la ricerca di mercati alternativi risulta complicata, per alcuni settori in particolare – prosegue Giansanti –. Il vino, ad esempio, che per ragioni religiose non può trovare altri sbocchi nei Paesi del Medio Oriente, come la promettente Arabia Saudita. Sarebbe, quindi, necessario ricalibrare sia le produzioni e sia la loro promozione. Ciò richiede nuovi investimenti”. Quindi, nuove, ulteriori risorse.
“Abbiamo bisogno che il governo assuma una posizione forte e che sostenga un’azione unitaria dell’Europa. L’Ue è grande potenza economica e come tale si deve comportare in questa situazione che è di straordinaria emergenza. E in emergenza sono necessari strumenti adeguati”.
L’andamento dell’economia oggi, dice il presidente della Confederazione, “è sostanzialmente stagnante, non molto differente da quella del periodo Covid. Domani ascolteremo il quadro finanziario che verrà presentato a Bruxelles e capiremo qual è l’orientamento. Un’ipotesi potrebbe essere un nuovo Pnrr, dedicato proprio al sostegno delle economie colpite dai dazi”.
Dalla Ue arrivano segnali contrastanti riguardo alla futura Politica agricola comune. “Per il momento non ci piace la proposta della Commissione di concentrare le risorse destinate al settore primario in un unico fondo – commenta Giansanti –. Questa direzione porterebbe alla nazionalizzazione delle politiche agricole. Un errore in questa fase in cui l’Europa deve affrontare gli effetti di diversi conflitti e trattare con gli Usa sui dazi. Più che di politiche locali, c’è bisogno di un modello flessibile che sappia investire sulla sicurezza alimentare dell’intero Continente. È quello che chiedono anche i consumatori. Per questo motivo siamo pronti a tornare in piazza”.
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