Lamberto Frescobaldi, dell’omonima azienda fiorentina che produce vino da 700 anni, al secondo giorno di Vinitaly è “allarmato ma meno pessimista che alla vigilia”, come ha dichiarato al Corriere della Sera, in un’intervista di Luciano Ferraro.
Da presidente della UIV, Unione italiana vini, si occupa di 800 aziende che rappresentano l’85% del fatturato dell’export. Oggi, assieme ai presidenti delle altre associazioni del vino, si incontrerà con Giorgia Meloni. Un vertice in vista della visita della premier alla Casa Bianca per mettere a punto le richieste del settore a Trump.
Come sono andati i colloqui con i produttori e i distributori americani? “Molto meglio del previsto – dice Frescobaldi - Hanno capito, in alcuni casi hanno cercato diversi tipi di accordi, a volte anche riconoscendoci il 10 o il 15% dell’aumento che sarà causato dai dazi. Ci ha stupito, eravamo impreparati, con la modestia che talvolta ci contraddistingue. Il mio messaggio a tutti i produttori è: bocce ferme, guardate negli occhi importatori e distributori. Anche loro hanno bisogno di noi, come noi di loro. Ogni euro di vino importato dall’Italia genera 4,5 di fatturato negli Stati Uniti. Quindi se noi usciamo con le ossa rotte, loro anche peggio”.
Per il presidente della UIV le aziende che finora hanno esportato il 50-60% delle bottiglie negli Stati Uniti, “c’è da non dormire la notte”. Se invece l’export USA è inferiore al 30% “si può rimediare e sterzare. Anche se trovare un mercato come gli USA è impossibile”, ha sottolineato.
Al Vinitaly del 2026 che bilancio potranno fare i produttori? “Se lo sapessi giocherei al Lotto, mi sembra tutto molto disordinato. La politica negli Stati Uniti è diventata violenta e questo fa male anche a loro. Noi non siamo questo. Il nostro Paese è passato attraverso guerre d’indipendenza, l’uno contro l’altro. Abbiamo lottato per la democrazia e per la libertà d’espressione. Mi auguro che l’azione di Trump ci unisca di più, facendoci diventare sempre più europei”.
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