“L’Italia è tra i maggiori consumatori di olio d’oliva al mondo, ma la produzione nazionale non basta a coprire né la domanda interna né le esigenze di export. Ogni anno consumiamo circa 450 mila tonnellate e ne esportiamo 370 mila, per un fabbisogno complessivo di circa 800 mila tonnellate. Tuttavia, la produzione si ferma intorno alle 300 mila tonnellate, costringendoci a importare circa 500 mila tonnellate”. Lo ha detto Palma Esposito, responsabile del settore per Confagricoltura nazionale, a “Casa Italia” (RAI Italia), nella puntata dedicata alla produzione di olio.
Quest’anno, come sottolineato in trasmissione, le stime indicano un incremento produttivo del 20% rispetto allo scorso anno, ma restiamo lontani dai livelli della Spagna, che prevede 1.372.000 tonnellate. Nel frattempo, altri Paesi mediterranei come Tunisia, Turchia, Algeria e Marocco hanno investito in tecnologia, innovazione e formazione, rafforzando il loro settore oleicolo. “Il comparto italiano, invece, presenta criticità strutturali – ha spiegato Esposito – le aziende sono frammentate e di piccole dimensioni (il 40% ha meno di 2 ettari, solo il 2,5% supera i 50 ettari), oliveti per lo più vecchi (61% con oltre 50 anni, appena il 2,8% con meno di 11 anni) e densità di impianto generalmente bassa, che riduce produttività e competitività”.
“Il quadro è chiaro: l’“oliveto Italia” necessita di una profonda ristrutturazione. Per questo - ha concluso - è stato proposto un Piano Olivicolo Nazionale, in collaborazione con il ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare, con l’obiettivo di aumentare la produzione del 25% in 5-7 anni attraverso nuovi impianti moderni e più efficienti, ovviamente con la stessa qualità distintiva dell’olio italiano”.
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