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Mondo Agricolo - approfondimenti

Intervento | Fortis: “Economia italiana, un bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto”

06 August 2025
Il vicepresidente e direttore della Fondazione Edison, Marco Fortis, durante l'intervento all'assemblea di Confagricoltura alla Bocconi di Milano -  Mondo Agricolo - approfondimenti | Confederazione Generale dell'Agricoltura Italiana
Il vicepresidente e direttore della Fondazione Edison, Marco Fortis, durante l'intervento all'assemblea di Confagricoltura alla Bocconi di Milano

Di Marco Fortis (direttore della Fondazione Edison e presidente del Comitato Scientifico del Centro Studi)

Nel primo semestre del 2024, per la prima volta dal Dopoguerra, l’Italia ha raggiunto il quarto posto nella classifica mondiale dei Paesi esportatori

 

L’attuale scenario mondiale è caratterizzato da una ripresa economica post-pandemia a macchia di leopardo, sorretta nel mondo “avanzato” da un’enorme esplosione dei debiti pubblici. Molti Paesi, come gli Stati Uniti, non sono cresciuti, non perché abbiano le Big Tech o perché stiano facendo politiche particolari nel campo dell’economia reale, ma perché hanno speso enormi risorse di debito pubblico.

La Cina, che si pensava fosse un Eldorado, sta diventando un mercato difficilissimo, anche per i cambiamenti dei modelli di consumo: auto elettriche, meno lusso occidentale, più sobrietà. Persistono conflitti e diffuse tensioni geo-politiche: la guerra russo-ucraina, Gaza, Israele-Iran, Yemen, Taiwan. Il timore di nuovi protezionismi, con l’elezione di Trump, è diventato una realtà: la guerra annunciata dei dazi e i continui stop and go stanno creando incertezza tra gli operatori economici ed è difficile al momento prevedere gli impatti sul Pil e sul commercio mondiale. Sullo sfondo ci sono, inoltre, le implicazioni delle nuove tecnologie e, in particolare, dell’Intelligenza artificiale, e il loro impatto sull’economia e sulla società.

In Europa, pesa l’incertezza sui possibili sviluppi del conflitto russo-ucraino. La Ue resta vicina all’Ucraina e punta sul riarmo e su una difesa autonoma, ma con divisioni interne, non solo sull’entità della spesa, ma anche sui metodi di finanziamento. Il Sud Europa continua a crescere più del Nord, frenato dalla crisi della Germania (soprattutto Spagna, ma anche Grecia, Portogallo e Italia). C’è stato un generale calo dell’inflazione e dei tassi di interesse nell’ultimo periodo.

La Germania ha effettuato una svolta epocale rimuovendo il vincolo costituzionale sul debito e punta a crescere anche riarmandosi e riconvertendo la sua industria metalmeccanica, ma c’è incertezza sulle effettive capacità di spesa, a causa di un’abitudine consolidata nel Paese, e della inadeguatezza delle infrastrutture, spesso obsolete. Il debito pubblico francese cresce a ritmi vertiginosi e l’economia del Paese è in equilibrio precario. Permangono poi le tensioni tra Bruxelles e gli operatori economici (agricoltori, industriali) sugli obiettivi di decarbonizzazione, sul Green Deal, sull’automotive.

Lo scenario italiano

Nel 2024, per il secondo anno consecutivo, il Pil italiano è cresciuto dello 0,7%, dopo la forte ripresa post-Covid, e nel primo trimestre del 2025 l’aumento è stato dello 0,3% È un bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno, perché la crescita è sicuramente rallentata, ma in realtà l’Italia è l’unico Paese avanzato che non stia basando in questo momento, né abbia basato negli ultimi anni, la sua crescita su un incremento del debito pubblico, come invece hanno fatto gli altri Paesi nell’ambito del G7. L’Italia ha incrementato solo di un punto e mezzo il debito Pil dal 2019 al 2024. Gli Stati Uniti hanno avuto una crescita del debito Pil pari a quella del Pil, il Canada oltre il doppio, la Francia ha i conti pubblici fuori controllo e il Regno Unito anche.

Altro punto da sottolineare è che l’Italia ha ridotto il debito sostenuto dalle banche, aumentando notevolmente quello detenuto da famiglie e imprese, che ammonta a 420 miliardi di euro e che sostanzialmente si autofinanzia. Unico caso in Europa, dove il debito è in massima parte nelle mani degli istituti di credito e di capitali esteri, come in Francia. Anche la super crescita di alcuni Paesi come la Spagna va meglio analizzata, perché dovuta sostanzialmente ad un aumento della popolazione (in cinque anni oltre 1 milione e 600 mila abitanti in più, prevalentemente immigrati).

In pratica, anche se con una leggera diminuzione dei consumi pro capite, il Pil aumenta, senza una crescita del benessere collettivo. Se dunque escludiamo il contributo dell’aumento della popolazione, l’Italia è l’unico Paese tra i quattro maggiori dell’Eurozona che ha portato a casa una crescita del 5,9% negli ultimi cinque anni; la Francia ha fatto il +1,1%, la Spagna +0,4%, la Germania -3,6%. In sostanza la crescita dei Paesi è sempre più legata all’aumento della popola- zione o della spesa pubblica.

L’agricoltura italiana è prima in Europa per valore aggiunto. L’export del nostro Paese complessivamente ha tenuto, nonostante la crisi europea e i cali delle vendite in Germania, Francia, Stati Uniti e Cina. Alcuni settori, come l’alimentare e il farmaceutico e alcune aree, come la penisola arabica, il Giappone, l’India, la Corea del Sud e l’Oceania hanno compensato i cali. Nel primo semestre del 2024, per la prima volta nella storia dal dopoguerra, siamo diventati il quarto Paese esportatore mondiale. Se escludiamo gli autoveicoli, che rappresentano l’8% del commercio mondiale, nel restante 92% l’Italia è al quarto posto. Grazie agli avanzi commerciali, anche se il Pil cresce poco, stiamo aumentando il nostro patrimonio e i nostri crediti verso l’estero.

Eravamo un Paese debitore per oltre per oltre 350 miliardi nel 2014, oggi abbiamo una posizione finanziaria netta positiva per oltre 300 miliardi. Siamo cioè, al contrario di Spagna e Francia, Portogallo, Grecia, Inghilterra, un Paese creditore. Visti anche le valutazioni delle agenzie di rating, che hanno migliorato il livello del nostro Paese negli ultimi dodici mesi, sono dunque convinto che, se continueremo a mantenere una crescita, sia pur moderata, e una stabilizzazione dei conti pubblici, una volta che saranno esauriti gli effetti dei superbonus edilizi, saremo in avanzo primario, unico Paese del G7 e lo saremo fino al 20230.

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