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Mondo Agricolo - approfondimenti

L’incognita inflazione e il rischio del raddoppio dei dazi Usa sulle merci Ue

07 August 2025
L’incognita inflazione e il rischio del raddoppio dei dazi Usa sulle merci Ue -  Mondo Agricolo - approfondimenti | Confederazione Generale dell'Agricoltura Italiana

Di Gabriele Zanazzi

Mentre la Casa Bianca esulta, in Europa, e in particolare nel settore agricolo italiano, il sapore della “nuova normalità” è ben più amaro. L’attuale svalutazione del dollaro potrebbe portare i dazi sull’Ue dal 15 al 28%

L’ intesa di fine luglio tra Stati Uniti e Ue introduce un dazio reciproco del 15% sulla maggior parte dei prodotti europei importati Oltreoceano. Gli Stati Uniti, a detta di Washington, otterranno livelli senza precedenti di accesso al mercato nell’Unione Europea.

In grande risalto nella narrazione trumpiana, infatti, c’è la rimozione di tariffe da parte dell’Ue, inclusa l’eliminazione di tutti i dazi europei sui beni industriali statunitensi. Inoltre, Bruxelles si è impegnata ad acquistare ben 750 miliardi di dollari in energia a stelle e strisce entro il 2028 e a realizzare 600 miliardi di dollari in nuovi investimenti diretti negli Stati Uniti nello stesso periodo.

Sempre in merito al riequilibrio dei rapporti tra i due blocchi, La Casa Bianca non ha mancato di enfatizzare l’intenzione di “semplificare i requisiti per i certificati sanitari per i prodotti suinicoli e lattiero-caseari statunitensi”.

La lettura europea dell’accordo, emersa dalle comunicazioni del Commissario Šefčovič al Consiglio dell’Unione europea, è decisamente meno trionfalistica. L’introduzione di un dazio del 15%, sebbene inferiore al 30% iniziale, rappresenta comunque un aumento notevole.

Questa nuova tariffa si applicherà orizzontalmente e comporterà l’aumento dei costi per le aziende europee e potenzialmente, dei prezzi per i consumatori. Il dazio si applicherà orizzontalmente a tutti i prodotti europei non specificatamente esclusi o che non siano già soggetti a dazi superiori alla percentuale pattuita. Tale dazio non si sommerà a eventuali dazi preesistenti e includerà i casi rientranti nella clausola della “Nazione Più Favorita” (la cui media si attestava attorno al 4,8% di regime tariffario).

Le testate internazionali hanno evidenziato che l’accordo appare sbilanciato a favore degli Stati Uniti, indicando una ridotta leva negoziale da parte dell’Ue. A ciò si aggiunge l’ulteriore peso della svalutazione del dollaro, che incide per un aggiuntivo 13% sui dazi. In questo senso, occorrerà vedere se la Bce deciderà di attuare misure correttive per ridurre la disparità monetaria tra le due sponde dell’A

tlantico. E qui si inserisce il nodo cruciale per il settore agricolo italiano ed europeo.

L’accordo prevede alcune aree di “dazio zero” per specifici prodotti “strategici”, tra cui componentistica elettronica, alcune sostanze chimiche, materie prime critiche e alcuni prodotti agricoli.

Per quanto riguarda il settore agricolo, l’esclusione dal dazio del 15% sembra riguardare al momento specificatamente le bevande spiritose, in virtù dell’accordo in vigore tra Usa e Ue dal 1997. Per ulteriori prodotti, l’esenzione è ancora in attesa di conferma ufficiale. Secondo quanto riferito a Confagricoltura da fonti della Commissione UE (DG AGRI e DG TRADE), il dazio del 15% verrà applicato a tutti i settori, con alcune eccezioni che saranno definite nel dettaglio nel corso dei negoziati.

L’ambasciatore Vincenzo Celeste, rappresentante permanente d’Italia presso l’Ue, ha chiarito che i prodotti esenti da dazio riguarderanno probabilmente beni necessari per le filiere produttive Usa e beni agricoli non prodotti negli Stati Uniti. Questa specificazione è di fondamentale importanza: se da un lato è prevista un’agevolazione in ingresso per i prodotti agricoli USA che non rientrano tra le categorie “sensibili” per l’UE.

Trump, dazi 15%

(tra cui carne bovina, pollame, miele, zucchero ed etanolo), con la presidente von der Leyen che ha respinto ogni richiesta di apertura di mercato verso i prodotti agricoli sensibili per l’Unione, la situazione per le eccellenze italiane è ben più complessa.

L’Ue ha menzionato che alcuni prodotti agricoli sono esclusi dall’applicazione del dazio alle importazioni americane, mentre su altri “le tariffe non potevano essere abbassate”, senza specificare quali. I settori con elevato potenziale di mercato negli Usa, come prodotti lattiero-caseari, pasta e conserve, continueranno ad essere oggetto di negoziato. La Casa Bianca, da parte sua, si concentra sulle barriere non tariffarie, indicando l’intenzione di semplificare i requisiti per i certificati sanitari per i prodotti suinicoli e lattiero-caseari statunitensi.

Per il vino, in particolare, non vi sono dettagli specifici sull’esenzione. Il Presidente Trump avrebbe rifiutato l’esenzione a causa degli elevati volumi di ingresso negli Usa. I negoziati su questo settore proseguiranno con maggiore intensità dopo l’entrata in vigore dell’accordo, data l’importanza strategica per l’Italia. Con riferimento ai contro-dazi europei, le azioni di ri- torsione dell’Ue saranno sospese a partire dal 4 agosto, una volta che l’accordo sarà effettivamente entrato in vigore.

Per le merci in transito dall’Europa verso gli Stati Uniti al momento dell’entrata in vigore dei dazi, spetterà all’amministrazione Usa prevedere, mediante specifico ordine esecutivo (US Executive Order), una puntuale esclusione dall’applicazione dei dazi introdotti. Non sono previste concessioni o deroghe sulle regole di qualità e standard europei. Le reazioni internazionali sono state miste: da un lato, un sospiro di sollievo per aver evitato un’ulteriore escalation commerciale; dall’altro, non mancano le critiche per un accordo percepito come sbilanciato.

In Europa, un elemento di forte preoccupazione è la divisione sull’isola d’Irlanda, dove i commercianti dell’Irlanda del Nord godranno di un’aliquota del 10% grazie all’accordo con il Regno Unito, mentre i vicini in Irlanda saranno colpiti dal 15%. Questa disparità complicherà i colloqui diplomatici per la stabilità, già provata dalle conseguenze della Brexit. È infatti facile supporre che l’Irlanda farà di tutto per esportare le proprie merci sfruttando i canali commerciali favoriti dell’Irlanda del Nord.

In definitiva, sebbene l’accordo cerchi di stabilizzare le relazioni commerciali transatlantiche e fornire prevedibilità alle imprese, un dazio del 15% sulla maggior parte dei beni europei e gli ingenti impegni finanziari dell’UE suggeriscono che ha avuto un costo significativo per l’Europa.

I prossimi giorni saranno cruciali per la finalizzazione del testo, cui seguirà l’informativa da parte della Commissione al Parlamento europeo e l’approvazione del Consiglio Ue. L’agricoltura italiana, in particolare, si trova di fronte a una “nuova normalità” commerciale basata ancora su incertezze e per ora, poche (se non nulle) concessioni significative sul fronte del “dazio zero” tanto auspicato.

Sarà interessante osservare come le trattative future, specie sui settori agroalimentari di punta, riusciranno a bilanciare le ambizioni europee con la ferrea politica americana di “America First”.

 

L’articolo è presente sul numero di luglio-agosto 2025 di Mondo Agricolo, la rivista dell’agricoltura

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