di Alberto Statti (componente di giunta di Confagricoltura)
I dati di Istat e Bankitalia ci dicono che le aziende agricole hanno voglia di crescere. Bisogna sostenerle diversificando le fonti di finanziamento e allentando le regole Ue. A partire da quelle sulle concessioni forborne
Il comparto agroalimentare italiano si conferma un pilastro dell’economia nazionale, con un valore aggiunto di oltre 81 miliardi di euro tra agricoltura e industria alimentare. La filiera genera 676 miliardi di euro di fatturato e 69 miliardi di export, posizionando l’Italia ai vertici europei. Tuttavia, il settore affronta sfide complesse: dazi, sostenibilità, innovazione, ricambio generazionale e accesso al credito.
È indubbio che a fronte di tali sfide la finanza sia oggi più che mai una leva strategica per l’agroalimentare italiano. Non solo per sostenere la crescita economica, ma anche per guidare il cambiamento verso un sistema produttivo più resiliente, innovativo e sostenibile. Banca d’Italia ha segnalato di recente come negli ultimi cinque anni il Paese abbia mostrato segni di una ritrovata vitalità economica. La crescita è superiore alla media europea negli ultimi cinque anni.
L’occupazione, in particolare nelle imprese medio-grandi, è aumentata ed è migliorata la produttività nel settore privato. In generale, gli occupati aumentano di un milione di unità, raggiungendo il massimo storico di oltre 24 milioni (il tasso di disoccupazione è sceso dal 10 al 6%). La redditività e la solidità patrimoniale delle imprese sono fortemente migliorate. Si registra un incremento della produttività del lavoro (il Pil è aumentato di circa il 6%) e delle imprese medio-grandi, con il numero di quelle con almeno 250 addetti aumentato di un terzo. Assistiamo anche ad una importante diffusione di tecnologie avanzate (cloud, robotica, intelligenza artificiale).
Questi sono dati incoraggianti, ma non bastano a sostenere lo sviluppo del Paese. È indispensabile rilanciare la produttività, che è il nodo centrale: senza produttività, non ci può essere crescita sostenibile, né aumento dei salari. La crescita deve passare attraverso l’innovazione e un’azione pubblica incisiva che favorisca anche l’accesso al credito.
Servono investimenti adeguati e serve mettere al centro della nostra strategia economica il tema dell’innovazione. Se è vero che la politica monetaria ha avuto un impatto mitigante su una congiuntura difficile, è anche vero che non è stata un elemento risolutivo. Per le imprese i benefici sono stati reali, ma limitati dalla debolezza strutturale dell’economia e dall’incertezza globale. Lo sviluppo delle aziende italiane richiede un approccio integrato: innovazione, capitale, energia, credito, semplificazione e capitale umano. Inoltre, è necessario favorire l’aggregazione tra imprese, che sono spesso troppo piccole.
L’aggregazione può migliorare l’accesso al credito, aumentare la capacità di investimento, rafforzare la competitività internazionale. Per questo motivo, sono fondamentali quattro azioni: rafforzare gli strumenti di garanzia pubblica per mitigare il rischio di credito; implementare gli strumenti di finanza agevolata per abbattere i costi; migliorare il rapporto banca - impresa attraverso un dialogo continuo e costante, anche con l’ausilio delle Organizzazioni di categoria. Confagricoltura lavora da tempo nella segnalazione agli istituti di credito dei bisogni e delle esigenze delle aziende.
Proprio a tal proposito Palazzo della Valle, insieme alla Associazione Bancari Italiana (Abi), già da molto tempo sta lavorando per allentare le rigide regole, che attualmente vengono applicate alla concessione delle misure di tolleranza creditizia previste per le imprese in difficoltà finanziaria. Si tratta di concessioni conosciute con il nome di forborne che gli istituti di credito possono accordare ai clienti per agevolare il rispetto degli impegni di rientro nei finanziamenti, o per prolungare le scadenze di pagamento. La previsione di questi strumenti, però, ha uno scoglio da superare rappresentato dalle direttive dell’Autorità Bancaria Europea (Eba) in materia di moratorie, rinegoziazioni e ristrutturazioni finanziarie.
Attualmente, infatti, è previsto che le concessioni forborne comportino un monitoraggio dello stato finanziario dell’impresa beneficiaria per un periodo non inferiore ai 24 mesi. Un monitoraggio che può avere effetti negativi sl futuro merito creditizio del soggetto. Si tratta di una condizione che non incentiva di certo il ricorso a questo tipo di misure. Per questo motivo, Confagricoltura e Abi hanno chiesto all’Europa una maggiore flessibilità nell’applicazione delle concessioni forborne da parte del legislatore nazionale, in particolare per periodi congiunturali difficili come l’attuale.
Ma la finanza agevolata e le misure che si sono susseguite - soprattutto in questi ultimi anni di crisi -, non possono essere l’unica risposta alle esigenze del mondo imprenditoriale. È importante anche diversificare le fonti di finanziamento per affrontare le sfide economiche attuali. Strumenti come, ad esempio, il private equity e la finanza “alternativa” in generale ampliano le opportunità di investimento sia per le aziende che per gli investitori, facilitando la crescita e supportando iniziative innovative e sostenibili.
In linea con questa impostazione Confagricoltura, nel corso degli anni, ha sviluppato attività relazionali con i principali stakeholder e ha siglato accordi di collaborazione con i maggiori istituti bancari. Competitività e capacità produttive devono essere sostenute anche con percorsi di educazione finanziaria, per dare alle imprese gli strumenti di base indispensabili per orientarsi nel complesso mondo economico odierno ad effettuare scelte consapevoli e in linea con le proprie esigenze.
Solo un modello di forte collaborazione tra pubblico e privato può garantire risorse adeguate ed un impatto duraturo, rafforzando il ruolo strategico del settore agroalimentare nell’economia italiana. Il partenariato pubblico-privato (PPP) è un modello per promuovere innovazione, sostenibilità e digitalizzazione delle filiere, soprattutto nel contesto italiano. Tale visione consentirà di sostenere la crescita delle PMI agricole e/o agroalimentari, favorendo l’occupazione e la produttività; rendendo il settore più resiliente alle crisi energetiche e climatiche; valorizzando, altresì, il potenziale del Mezzogiorno.
L’articolo è presente su Mondo Agricolo di ottobre, la rivista dell’agricoltura
Le più lette
Vedi tutte