Di Francesco Bellizzi
Nel Parmense si è concluso il primo dei tre cicli della sperimentazione in campo del Crea. Il capoprogetto, Alessandro Nicolia: “Ottimi risultati sulle varietà tipiche”
“La semina di quest’anno è la nuova tappa di un percorso iniziato nel 2018. Siamo partiti con il pro- getto ministeriale Biotech che ha tenuto insieme centri di ricerca pubblici e diverse università con lo scopo di diffondere il know-how sulle Tea in Italia”. A parlare è Alessandro Nicolia (sotto in foto), ricercatore del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea) a capo del team che sta conducendo uno studio sui pomodori da industria modificati con le Tea per resistere a piante parassite. In particolare, l’orobanche, pianta parassita che, in base alle annate, può causare perdite produttive che raggiungono anche l’80%.
Dopo una prima fase di laboratorio, la ricerca è passata alla sperimentazione in campo su circa mille metri quadri di terreno messi a disposizione dall’azienda sperimentale Stuard, in provincia di Parma. I finanziamenti necessari sono stati erogati, oltre che dal Crea, anche dal Consorzio Interregionale Ortofrutticoli di Parma. La sperimentazione di Nicolia rientra nel nuovo progetto ministero dell’Agricoltura, Tea4It. Con Nicolia hanno lavorato al progetto diversi collaboratori, tra cui: Daniele Massa, direttore del Centro di Ricerca Orticoltura e Florovivaismo del Crea; Luigi Cattivelli, direttore del Crea, Centro di Ricerca Genomica e Bioinformatica; Teodoro Cardi, ricercatore del Cnr - Istituto di Bioscienze e Biorisorse; Nunzio d’Agostino, docente di Bioinformatica e Genomica alla Facoltà di Agraria dell’Università Federico II di Portici e Luisa Lanfranco, docente di Biologia Vegetale all’Università di Torino.
La raccolta dei pomodori è avvenuta nelle scorse settimane, adesso è in corso l’analisi delle caratteristiche: pezzatura, peso, il grado brix, eventuali difetti e patologie. Questo è stato il primo dei cicli di trapianto che verranno eseguiti nell’arco di tre anni, la durata prevista della sperimentazione autorizzata dal ministero dell’Ambiente (Mase). Come ogni partenza, anche quella del team di Nicolia ha dovuto fare i conti con dei ritardi, dipesi dalla complessità delle analisi genomiche necessarie a garantire l’aderenza del materiale sperimentale alla tipologia Tea Ngt-1. “Eravamo consapevoli che ciò avrebbe inciso sulla produttività delle piante e sulla presenza di orobanche - commenta il ricercatore del Crea -. Anzi. Abbiamo avuto modo di studiare variabili che non avevamo messo in conto”.
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Le piante di pomodoro, oggetto della sperimentazione, sono complessivamente 360 e sono state suddivise in due gruppi. “Questo – spiega il ricercatore – per incrementare il raggio della ricerca e testare due diverse alternative. Una parte delle piante contiene infatti una modifica genomica soltanto nell’apparato radicale; le altre presentano una modifica Tea in tutti i tessuti (radici, foglie, frutti). In questo modo abbiamo adattato la sperimentazione alle varietà tipiche del territorio su cui stiamo operando. Se l’innesto su apparato radicale modificato avrà successo, quando sarà autorizzata la coltivazione e la commercializzazione, il loro uso potrebbe essere più immediato. Le imprese non saranno costrette a stravolgere i loro processi produttivi”, aggiunge. I risultati stanno dando ragione al gruppo di ricerca.
“I portainnesti modificati soltanto nell’apparato radicale si sono dimostrati efficaci – prosegue Nicolia – e riteniamo che i loro maggiori costi possano essere compensati dalla capacità di resistere anche ad altri parassiti e gli stress abiotici”. Non solo. “Le economie di scala che si creeranno con la sola modifica radicale sono rappresentate anche dalla conseguente riduzione dei costi che dipendono dall’uso degli input chimici”. L’analisi dei dati del primo anno sta fornendo informazioni molto interessanti. “Quello che possiamo dire oggi è che i pomodori raccolti presentano una minore suscettibilità all’orobanche, e che una delle modifiche genomiche introdotte non sembra comportare variazioni significative del prodotto. È una conferma di quanto osservato in laboratorio negli scorsi anni”.
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L'articolo è presente sul numero di novembre di Mondo Agricolo, la rivista dell'agricoltura
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