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Mondo Agricolo news

Anb nel direttivo Confagricoltura, Garagnani: "Puntiamo sul biometano"

11 ottobre 2022
Anb nel direttivo Confagricoltura, Garagnani:

L'intervista è disponibile sull'ultimo numero di Mondo Agricolo on line.

Di Gabriella Bechi

Lassociazione nazio­nale bieticoltori (ANB) aderisce a Confagricol­tura ed entra a far par­te del comitato direttivo dell’Organizzazione. Ne abbiamo parlato con il presi­dente Guglielmo Garagnani, che è anche vicepresidente del gruppo GCBI, nonché presidente di Con­fagricoltura Bologna.

Presidente, qual è il significato di questo passaggio?

La vicinanza di ANB a Confa­gricoltura è storica, risale alla sua nascita, oltre cento anni fa, quando era punto di riferimento del settore bieticolo saccarife­ro, ed è proseguita all’indomani della riforma dell’OCM zucche­ro, nel 2006, quando fu deciso di intraprendere un percorso di ampliamento delle attività, met­tendo a disposizione degli agri­coltori le proprie competenze e risorse per costruire occasio­ni di aggregazione e valorizza­zione delle produzioni agricole in modo innovativo, puntando sulla produzione delle agroe­nergie. Ritengo pertanto questa adesione il naturale punto di ar­rivo di un percorso iniziato mol­ti anni fa.

Un percorso avviato con suc­cesso nel 2010 con un progetto sul biogas unico in Europa.

Si. L’idea fu quella di valorizzare a fini energetici il sottoprodotto degli zuccherifici, ossia le polpe di barbabietola surpressate de­rivanti dal processo di estrazio­ne del saccarosio, di spettanza dei soci. In questo modo è sta­to possibile integrare il prezzo industriale della barbabietola di circa il 20%, rendendo eco­nomicamente sostenibile sia la coltivazione, sia la filiera dello zucchero italiano. In questo per­corso Confagricoltura è sempre stata il punto di riferimento poli­tico sindacale. E lo è più che mai oggi tenuto conto dell’importan­za che hanno assunto le energie rinnovabili, del complesso qua­dro normativo in cui ci troviamo ad operare e delle prossime sca­denze del PNRR.

Quali obiettivi si prefiggono le due associazioni?

Favorire progetti economici ca­paci di incrementare il reddito degli agricoltori, accrescendo anche la sostenibilità ambien­tale, attraverso la creazione di efficienti filiere agroindustriali (cereali e proteaginose, biogas, biomasse e biometano), in gra­do di dare un contributo impor­tante alla crisi energetica del Paese, diminuendo la nostra di­pendenza dalle importazioni di gas dai mercati mondiali. ANB mette a disposizione le proprie competenze tecniche e Confa­gricoltura la sua forza politica e sindacale.

Come si articoleranno questi progetti?

Si articoleranno lungo quattro di­rettrici: accelerare la riconversio­ne degli impianti biogas agricoli esistenti verso la produzione di biometano; realizzare nuovi im­pianti biometano puntando sul progetto Agri.Bio. Metano che, di fatto, promuove società agricole consortili nelle quali i soci con­feriscono l’intero fabbisogno ne­cessario all’alimentazione dell’im­pianto; favorire la costruzione di impianti a biogas di piccola scala da 300kW di potenza. Infine, con­tribuire alla crescita del fotovol­taico in agricoltura, aggregando le aziende per accrescere la forza contrattuale e ottenere le migliori condizioni del mercato nelle di­verse fasi della realizzazione fino alla messa in esercizio.

ANB insieme a CNB è rappresen­tata da CGBI, la Confederazione generale Bieticoltori italiani, di cui lei è attualmente vicepre­sidente e che ha recentemente rinnovato i vertici e ridefinito le proprie linee strategiche.

CGBI, secondo gruppo in Italia per numero di impianti biogas e potenza installata: 20 partecipati - fra cui l’ultimo acquisito che è il biogas GEAM a Ruda (Udine) - 26 in gestione diretta e più di 200 in assistenza e consulenza, nell’ as­semblea che si è svolta a Ravenna il 14 luglio 2021, ha eletto pre­sidente Gabriele Lanfredi ed ha annunciato le nuove linee strate­giche incentrate sulla rivoluzione verde e l’economia circolare, sulla produzione di energia pulita da sottoprodotti di origine agricola e reflui zootecnici, mettendo sul tavolo oltre 130 milioni di euro di investimenti programmati e la costruzione di 25 impianti di bio­metano agricolo in cinque anni.

Perché puntate soprattutto sul biometano?

Il biometano è una valida scelta per valorizzare al meglio i sot­toprodotti agricoli. Certamente è una filiera più complessa di quella del biogas, ma il quadro normativo si sta evolvendo, an­che grazie alle misure contenute nel PNRR. La decarbonizzazione è il tema centrale della politica ambientale nazionale ed euro­pea e nel trasporto merci e nella mobilità pubblica il biometano avanzato, che proprio dai reflui zootecnici e dai sottoprodotti agricoli, come polpe di barbabie­tole, vinacce, sansa, pollina trae la sua principale materia prima, rappresenta il principale carbu­rante, da fonti rinnovabili, impie­gabile nel breve-medio termine.

 

Le aziende zootecniche assu­meranno un ruolo centrale in questo percorso?

Si, le aziende zootecniche saran­no in prima linea nella rivoluzio­ne green, con la valorizzazione degli effluenti da allevamento nel trattamento di digestione anaerobica. Non solo, il contri­buto dell’allevatore alla riduzio­ne delle emissioni in atmosfera si configura anche nell’imple­mentazione dei più moderni sistemi di distribuzione e inter­ramento del digestato in grado di ridurre drasticamente l’uso dei concimi chimici e aumentare la sostanza organica nel suolo. I nuovi impianti di biometano agricolo, grazie agli interventi previsti nel PNRR, possono rea­lizzarsi sotto forma di poli con­sortili per il trattamento centra­lizzato di digestati ed effluenti zootecnici. La gestione dei reflui si trasforma quindi da problema ad opportunità.

Quali sono stati gli ostacoli che hanno rallentato negli anni lo sviluppo delle agroenergie?

La follia burocratica, che ha reso particolarmente complessa la costruzione degli impianti e i re­gimi degli incentivi, che hanno creato sempre una situazione di incertezza, che ha reso difficile ogni tipo di programmazione degli investimenti. Un esempio per tutti: nel 2027 termineranno gli incentivi per gli impianti a biogas elettrico e non si sa asso­lutamente che fine faranno, tra questi, quelli che non potranno essere convertiti a biometano; e sono tanti. Il risultato di questa follia è la dipendenza energetica del nostro Paese dall’estero, di cui oggi tutti vediamo le dram­matiche conseguenze.

Transizione ecologica ed ener­getica possono andare quindi di pari passo. Qual è la ricetta?

Dare vita ad un processo virtuo­so capace di portare un valore aggiunto non solo in termini di sostenibilità ambientale, ma anche di competitività delle im­prese, innovazione tecnologi­ca, ricerca e sviluppo, aumento dell’occupazione. In tale conte­sto è necessario assegnare un ruolo importante alle iniziative che prevedono una forte siner­gia tra agricoltori, al fine di assi­curare la sostenibilità economica degli impianti e un reale svilup­po dell’economia circolare.

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