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Piovan, presidente FNP Proteoleaginose di Confagricoltura: “Serve un piano proteico per ridurre le importazioni”

26 aprile 2021
Piovan, presidente FNP Proteoleaginose di Confagricoltura: “Serve un piano proteico per ridurre le importazioni” -  Mondo Agricolo news | Confederazione Generale dell'Agricoltura Italiana

“E’ necessario un piano proteico capace di migliorare l’autoapprovvigionamento sia a livello nazionale, sia comunitario. Oggi è tutto fermo anche se nello scorso triennio come Federazione nazionale di prodotto ci siamo focalizzati su questo obiettivo. Sia l’Italia che l’Europa sono carenti di proteine vegetali e da anni cercano di stimolare un aumento della produzione con l’obiettivo di ridurre le importazioni dai Paesi extra-Ue”. Così Deborah Piovan, riconfermata alla guida della Federazione nazionale Proteoleaginose di Confagricoltura, indica il primo traguardo da raggiungere: “Ovviamente non puntiamo a diventare autosufficienti per soddisfare le esigenze del mercato interno, mangimistico in particolare – precisa – ma almeno a ridurre la dipendenza dalle importazioni, in particolare per la soia. Il tasso di autoapprovvigionamento nazionale della soia, nel 2019, non ha superato il 34%; è dunque evidente la necessità di aumentarne i quantitativi. Senza contare che molti prodotti trasformati che esportiamo come eccellenze del made in Italy sono stati ottenuti partendo anche da materie prime come la soia che è alla base dell’alimentazione zootecnica”.

Una parte della produzione italiana di soia potrebbe essere, inoltre, dedicata alla costruzione di una filiera di alta qualità dedicata proprio alla nutrizione umana. “Come produttori siamo disponibili - aggiunge – Piovan - a collaborare con l’industria di trasformazione alla realizzazione di questa nuova filiera per il food. Come Federazione nazionale di prodotto il nostro obiettivo è continuare ad assistere i produttori di proteoleaginose, aiutandoli a valorizzare le loro produzioni”.

Piovan ha sottolineato anche l’importanza dell’innovazione e della ricerca genetica con l’obiettivo di poter disporre di varietà sia per il feed sia per il food, sempre più rispondenti alle diverse esigenze del mercato e anche “più resilienti”, in grado cioè di tollerare gli stress termici o idrici causati dai cambiamenti climatici.

“Occorre scongiurare anche il rischio di una scomparsa pericolosa di basilari strumenti di difesa delle coltivazioni, come possono essere ad esempio alcuni fitofarmaci necessari – continua Piovan –. Non dimentichiamo che sono gli stessi strumenti che aiutano nella produzione di cibo”.

Nella costruzione di filiere dedicate alle proteoleaginose un punto di partenza importante è stato il primo contratto di filiera sulla soia stipulato lo scorso anno “anche se esiste – fa notare - un collo di bottiglia tra i disoleatori e gli utilizzatori finali che è spesso responsabile di quotazioni non sempre rispondenti alla realtà del mercato. Lo scorso anno per tutelare gli interessi dei nostri associati avevamo inviato una lettera alle Borse merci sottolineando il nostro ruolo di vigilanza sull’attendibilità delle quotazioni. Oggi ci troviamo in una situazione di mercato molto tesa, con prezzi alti legati alla carenza di prodotto. Con una lettera abbiamo anche invitato le Borse merci di Milano e Bologna a quotare sempre dopo che su alcune piazze erano comparsi i primi non quotati. L’assenza di listini di riferimento sta infatti mettendo i produttori in grande difficoltà. Se le Granarie non sono in grado di rilevare i prezzi è giunto forse il momento di cambiare e che a quotare in modo più efficiente e tempestivo possano essere le borse telematiche”.

La valorizzazione delle produzioni passa inoltreattraverso iniziative di filiera sia verticali che orizzontali: “Conto di collaborare con i miei colleghi, presidenti di altre Federazioni nazionali di prodotto, per individuare opportunità da cogliere o strumenti di promozione su prodotti collegati e affini in modo da massimizzare la resa degli interventi”.

L’obiettivo che ci ha guidati nella nostra azione sindacale di Federazione di prodotto, in collaborazione con la Giunta nazionale di Confagricoltura, è stato quello di promuovere le colture afferenti al settore proteoleaginose. Il nostro impegno principale è stato dedicato al Piano Proteico Europeo e a quello Nazionale. I motivi sono di ordine economico, si teme infatti l’eccessiva dipendenza da Paesi extra UE, che ci pone in condizioni di pericolosa debolezza. E’ evidente che la produzione europea non potrà arrivare a soddisfare le esigenze del mercato interno, mangimistico in particolare, ma ci sono ampi spazi di crescita. Per questo abbiamo sempre chiesto investimenti in ricerca, per avere varietà nuove e adatte sia alle esigenze di mercato che ai cambiamenti climatici in corso; inoltre abbiamo posto l’attenzione sulla pericolosità di rimuovere strumenti di produzione utili a difendere le coltivazioni, soprattutto se non si promuove con decisione la ricerca biotecnologica, come si dovrebbe. L’UE punta a promuovere diete che vedano un aumento del contenuto di proteine vegetali: noi produttori siamo pronti a raccogliere questa sfida. Ma i motivi di queste intenzioni europee sono anche di ordine ambientale: si teme che delegare una quota molto alta dei nostri approvvigionamenti all’estero stimoli la deforestazione in Paesi dotati di una biodiversità particolarmente ricca; inoltre va detto che gli standard produttivi europei sono sicuramente i più stringenti al mondo, quindi esportare esternalità ambientali negative per importare merce prodotta con regolamenti diversi dai nostri e controlli affidati ad apparati burocratici non sempre facili da far funzionare come meriterebbero, appare un controsenso.

In quest’ottica si inserisce anche l’attività di vigilanza che la nostra FNP intende compiere in merito all’applicazione del Green Deal - di Farm to Fork in particolare - e alla discussione della nuova PAC. Questo è probabilmente il compito più delicato che ci aspetta nel mandato appena inaugurato.

Ci siamo ritrovati poi a raccogliere dai territori segnalazioni di quotazioni di merce che apparivano inadeguate; in tal senso è stato necessario l’anno scorso portare le nostre rimostranze nelle sedi deputate alla discussione e definizione dei prezzi, ottenendo pronta risposta e rassicurazioni di attenzione, sulle quali continuiamo a vigilare.

Infine, abbiamo lavorato, e continueremo a farlo, per stimolare la costruzione di filiere dedicate alle proteoleaginose. Il contratto di filiera per la soia è una realtà, ma ritengo sia solo un tiepido inizio. Rimane nostra ambizione Ogm free come una parte del mercato richiede. L’obiettivo è sempre quello di offrire ai nostri produttori garanzie di una remunerazione adeguata.

Per quel che riguarda la soia, veniamo da mesi di quotazioni molto soddisfacenti per i produttori: la soia vale il 50% in più dell’anno scorso; i fondamentali di mercato lasciano intuire che la situazione rimarrà tale ancora per un po’. Le scorte mondiali sono piuttosto basse e la Cina è attivamente presente sui mercati per acquistare. E’ prevedibile che le semine di soia aumenteranno, in particolare in Veneto ed Emilia Romagna, probabilmente a discapito del mais. Ci auguriamo che le condizioni meteo sostengano la coltivazione, anche se gli imprenditori dovrebbero potersi affidare sempre di più a strumenti di protezione, siano essi di tipo assicurativo, che relativi ad innovazioni tecnologiche e biotecnologiche.

Infine, credo che l’esperienza Covid dovrebbe far riflettere tutta la società sul valore della nostra produzione di cibo: l’agricoltura italiana non si è mai fermata, ha continuato a garantire cibo sano, sicuro e a buon mercato. Il valore di poter contare su filiere nazionali in un momento di paralisi come quello che abbiamo vissuto l’anno scorso è davvero prezioso: ci auguriamo che si smetta di accusare gli agricoltori di inquinare perché, semplicemente, è un falso creato da marketing di bassa lega. (F.B.)

 

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