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Mondo Agricolo news

Ricercatori italiani scoprono il genere della “petalosità” in rose, garofani e petunie.

14 febbraio 2020
Ricercatori italiani scoprono il genere della “petalosità” in rose, garofani e petunie. -  Mondo Agricolo news | Confederazione Generale dell'Agricoltura Italiana

“M’ama non m’ama. Alla Festa degli innamorati, il 14 febbraio, si potranno in futuro sfogliare anche “fiori doppi”, ossia rose e garofani con un numero più elevato di petali rispetto alla norma, un modo per far durare di più il gioco.
Una ricerca tutta italiana appena pubblicata sul Journal of Experimental Botany ha scoperto il segreto di questa caratteristica molto apprezzata: la “petalosità”, ossia l’abbondanza di petali, è dovuta a mutazioni genetiche naturali molto simili tra loro.
Lo studio è il risultato di una collaborazione tra l'Università Statale di Milano, con il coordinamento di Laura Rossini, docente di Genetica agraria al dipartimento di Scienze agrarie e ambientali, l'Istituto di biologia e biotecnologia agraria del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibba), con il primo autore Stefano Gattolin, e il Parco tecnologico padano di Lodi (Ptp Science Park).
Oltre che in laboratorio, parte delle analisi sono state effettuate anche al computer, grazie a database online che contengono l’intera sequenza genomica del Dna di diverse piante. Del garofano, ad esempio, in rete è disponibile l’informazione genetica della celebre varietà “Francesco”. I ricercatori hanno dimostrato che particolari mutazioni in un gene responsabile dello sviluppo del fiore ne alterano la regolazione, spingendolo a farlo “lavorare” più a lungo e quindi ad aumentare i petali rispetto ai cinque che sarebbero, ad esempio, presenti normalmente nel garofano e in altre specie.
Una scoperta  di grande interesse per il florovivaismo, visto che i "fiori doppi", con un aumentato numero di petali, sono infatti spesso preferiti dai consumatori e aumentano il valore commerciale. I ricercatori avevano già individuato la mutazione responsabile di questo carattere nel pesco, ma il trasferimento di questa informazione a specie diverse non era affatto scontato.
Questa conoscenza sulla “petalosità” potrebbe ora essere applicata allo sviluppo di nuove varietà a “fiore doppio” in altre piante, anche attraverso le nuove tecniche di genome editing, che consentono di modificare in maniera mirata specifiche sequenze geniche. (F.B.)

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