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Rinnovabili, i decreti attuativi attesi dall’agricoltura

11 aprile 2023
Rinnovabili, i decreti attuativi attesi dall’agricoltura - News | Confagricoltura

L'articolo è disponibile sull'ultimo numero di Mondo Agricolo, cartaceo e on line

Di Roberta Papili (responsabile energia e clima – Area Politiche sviluppo sostenibile e innovazione) e Francesco Bellizzi

 

Finanziate dal PNRR con 2,2 miliardi, le Comunità energetiche rinnovabili (CER) rientrano nell’impianto del decreto dedicato allo sviluppo in Italia dell’autoconsumo, ossia la condivisione dell’energia prodotta da fonti rinnovabili tra aziende e cittadini. Il decreto, attualmente in attesa dell’approvazione dello schema di incentivazione da parte della Commissione Ue, prevede risorse per complessivi 5 gigawatt, entro il 2026, a cui si aggiungono quelle per le Comunità energetiche realizzate in attuazione della misura PNRR.

Per sostenere la diffusione delle CER, il decreto prevede l’incentivazione dell’energia condivisa tra gli utenti della comunità. L’accesso agli incentivi è riconosciuto ai nuovi impianti e ai potenziamenti di quelli esistenti, ma limitatamente alla nuova sezione, oggetto dell’intervento candidato.

Rimangono invece esclusi gli interventi di rifacimento di impianti esistenti, aspetto, quest’ultimo, sicuramente limitante. Nel caso delle CER realizzate in comuni entro i 5mila abitanti, oltre alla tariffa incentivante, sarà possibile accedere ad incentivi a fondo perduto a copertura del 40% dei costi di realizzazione di impianti e sistemi di accumulo.

Il calcolo dei contributi per le Comunità energetiche del PNRR segue la logica del sostegno alle iniziative provenienti dal basso. Per questo motivo sono previsti incentivi maggiori per iniziative di minore dimensione: 1.700 euro a kilowatt per impianti con potenza massima di 200 kW; e 1.050 euro per quelli compresi tra i 200 e i 2 megawatt.

La misura è di forte interesse per le imprese agricole già orientate a produzione e autoconsumo aziendale e che ora possono traguardare nuovi modelli basati appunto sulla condivisione diffusa di energie rinnovabili. Risultati che potranno essere ulteriormente favoriti dalle novità del DL 13/2023 (Semplificazioni PNRR) che proprio per le configurazioni con a capo imprese agricole, ma anche organizzazioni agricole, consente di derogare ai requisiti previsti per le CER (potenza per impianto entro 1 MW e utenti della CER collegati sotto la stessa cabina primaria).

 

Impianti Fer

Riguardo all’iter autorizzativo del decreto Fer 2, è attualmente in corso la verifica a Bruxelles, e particolarmente alte sono le attese delle imprese agricole per le parti dedicate a biogas e biomasse. Obiettivo del decreto è contribuire al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione al 2030 fissati nel Green Deal europeo con l’installazione di nuovi impianti a biogas, biomasse, pirogassificazione, fotovoltaici innovativi, eolici onshore, idroelettrici. Il decreto disciplina l’erogazione di una tariffa premio e, nel caso di impianti più piccoli, la possibilità di scegliere, in alternativa, una tariffa onnicomprensiva. Nel caso della tariffa premio il produttore manterrà la disponibilità dell’energia prodotta che potrà pertanto autoconsumare oppure vendere.

Oltre ai nuovi impianti, avranno accesso agli incentivi anche quelli esistenti che avranno concluso il precedente periodo di incentivazione.

Per questa categoria, di cui fanno parte molti dei circa oltre 1.800 impianti a biogas esistenti in scadenza entro il 2027, Confagricoltura ha portato avanti una battaglia per evitare o limitare l’esclusione inizialmente prevista nel decreto, in ordine alla distanza degli impianti a biogas, sia nuovi che esistenti, dalla rete del gas. Il compromesso raggiunto prevede che per i nuovi impianti non ci sia alcuna verifica di distanza e nel caso degli esistenti solo quelli entro un chilometro e mezzo dalla rete non potranno avere accesso alla nuova tariffa, in quanto possono procedere alla riconversione a biometano (lo stesso PNRR punta con una misura specifica sulle riconversioni a biometano).

 

Agrivoltaico

Il decreto attuativo di cui si aspetta l’entrata in vigore è dedicato in modo specifico alle previsioni del PNRR in materia: 1,04 gigawatt di sistemi da installare entro il 30 giugno del 2026 finanziati con poco meno di 2 miliardi. Le ultime notizie ufficiali sull’iter di approvazione risalgono all’estate del 2022 con il testo presentato dal Mise alla consultazione pubblica a cui partecipò anche Confagricoltura.

Nelle ultime settimane è circolata una prima bozza non ufficiale, sostanzialmente, in linea con quella di un anno fa. Il massimo del contributo in conto capitale previsto potrà coprire il 40% dei costi che il proponente deve affrontare. Il costo di investimento massimo di riferimento per l’erogazione del contributo sarà di 1.500 euro per kilowatt.

Al momento è previsto che gli impianti candidabili abbiano una potenza minima di 300 kW. I soggetti ammessi agli incentivi sono le aziende agricole individuali, societarie, cooperative, e le associazioni temporanee di impresa.

Il valore della tariffa è calcolato come base d’asta: 85 euro per megawatt prodotto all’ora, con un incremento di 4 euro Mw/ora per gli impianti ubicati nelle regioni del Centro Italia (Lazio, Marche, Toscana, Umbria, Abruzzo), e di 10 euro per il Nord del Paese (Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta, Veneto). A tale sistema, il decreto attuativo affianca anche un’altra tariffa incentivante, calcolata sulla quantità di energia elettrica netta immessa in rete.

La misura sull’agrivoltaico è molto attesa dalle imprese del settore primario, sia perché si tratta di un modello di fotovoltaico innovativo, perché compatibile con la produzione agricola, sia perché sostenuta finanziariamente dall’Ue tramite il PNRR. Nel suo confronto con il Mise, Confagricoltura ha segnalato alcune modifiche mirate al miglioramento degli schemi funzionali e, soprattutto, a favorire l’accesso di più imprese possibili. Tra le richieste di Palazzo Della Valle c’è l’estensione degli incentivi anche agli impianti al di sotto dei 300 kw, l’assegnazione della tariffa non su base d’asta, e l’estensione dell’incentivo anche all’autoconsumo oltre che all’energia immessa in rete. Punti che la Confederazione porterà di nuovo sul tavolo di confronto ministeriale.

 

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