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Domande e risposte sul pacchetto legislativo sulla politica di coesione UE 2021-2027

29 giugno 2021

Quali sono le novità previste per la politica di coesione nel nuovo bilancio a lungo termine dell’UE rispetto alla proposta del 2018?

Nel periodo 2021-2027 la politica di coesione dell’UE continuerà a concentrarsi sulla convergenza economica, sociale e territoriale, attraverso la competitività sostenibile, la ricerca e l’innovazione, la transizione digitale, gli obiettivi del Green Deal europeo e la promozione del pilastro europeo dei diritti sociali.

La nuova legislazione potenzia il sostegno alla preparazione dei sistemi sanitari e permette una migliore valorizzazione del potenziale della cultura e del turismo, duramente colpiti dalla recente crisi. Allo stesso tempo fornisce un sostegno ai lavoratori e alle misure volte a contrastare la disoccupazione giovanile e la povertà infantile.

Gli Stati membri godranno inoltre di maggiore flessibilità rispetto al periodo di programmazione in corso ai fini del trasferimento delle risorse tra i fondi in qualsiasi momento del periodo di programmazione. Vi sarà inoltre ulteriore flessibilità per consentire lo scaglionamento delle operazioni di minore entità, di modo che gli Stati membri avranno più tempo per portare a termine le operazioni che non siano state completate nell’ambito dei programmi 2014-2020.

La politica di coesione introduce anche un vero e proprio meccanismo di risposta alle crisi future che permette di adottare misure temporanee per l’utilizzo dei fondi in risposta a circostanze eccezionali e inconsuete. Il meccanismo potrà essere attivato rapidamente nel caso in cui ulteriori shock dovessero colpire l’Unione nei prossimi anni. La Commissione avrà infatti la possibilità di introdurre misure temporanee per contribuire ad affrontare tali circostanze eccezionali e inconsuete.

Quali sono le prossime tappe dopo l’adozione del pacchetto legislativo (RDC, Interreg, FESR/FC, JTF, FSE+)? 

Il pacchetto legislativo entrerà in vigore il 1º luglio. Sarà immediatamente seguito da alcuni atti di esecuzione che preciseranno le risorse disponibili per ogni Stato membro e le categorie di regioni, preparando il terreno per la presentazione e l’adozione dei documenti di programmazione da parte di Stati membri e regioni.

 

REGOLAMENTO SULLE DISPOSIZIONI COMUNI (CPR) 

Cos’è il regolamento sulle disposizioni comuni? 

Il regolamento sulle disposizioni comuni (RDC) stabilisce norme comuni per i fondi dell’UE a gestione concorrente. Per il periodo 2021-2027, esso disciplina otto fondi: Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), Fondo di coesione (FC), Fondo sociale europeo Plus (FSE+), Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura (FEAMPA), Fondo per una transizione giusta (JTF), Fondo Asilo, migrazione e integrazione (AMIF), Strumento per la gestione delle frontiere e dei visti e Fondo sicurezza interna.

Quali sono i principali settori che beneficeranno del sostegno dei futuri programmi della politica di coesione? 

Il FESR, l’FSE+, il Fondo di coesione (e il FEAMPA) sosterranno cinque obiettivi strategici, che verteranno sulla transizione verde e digitale, su un’Europa più connessa, inclusiva e sociale e su un’Europa più vicina ai suoi cittadini. Per il FESR (30%) e per il Fondo di coesione (37%) sono definiti obiettivi climatici specifici, accompagnati da uno speciale meccanismo di adeguamento che ne permetterà il monitoraggio ed il conseguimento. In aggiunta, il Fondo contribuirà all’adeguamento alla transizione verso un’economia climaticamente neutra entro il 2050, come previsto dal Green Deal europeo e recentemente confermato dalla legge europea sul clima.

Quali modifiche interesseranno l’RDC nel periodo 2021-2027 rispetto al periodo precedente? 

L’RDC è inoltre più adattabile, grazie ad una revisione intermedia che consentirà di assegnare alcuni importi in flessibilità. L’obiettivo è che gli Stati membri e le regioni possano mobilitare più rapidamente le risorse dell’UE di fronte a sfide impreviste.

Gli Stati membri saranno tuttavia tenuti ad adempiere a determinate “condizioni abilitanti” e a predisporre un quadro normativo generale e settoriale che garantisca l’efficacia del sostegno dell’UE: si tratta di presupposti che gli Stati membri devono soddisfare durante l’intero periodo di programmazione al fine di sfruttare al meglio i fondi stanziati.

In particolare, una delle condizioni abilitanti consiste nell’obbligo di premunirsi di meccanismi che garantiscano in maniera effettiva che tutti i programmi RDC siano attuati nel pieno rispetto della Carta dei diritti fondamentali dell’UE. In caso di mancato rispetto di queste condizioni, la Commissione respingerà le richieste di rimborso degli Stati membri.

Il nuovo RDC è anche molto più semplice. I colegislatori hanno raggiunto un accordo su circa 75 misure di semplificazione proposte dalla Commissione. Di conseguenza, vi sarà un unico corpus di norme per otto fondi a gestione concorrente (l’RDC), che faciliterà la vita ai gestori dei programmi dei fondi dell’UE e aumenterà le sinergie (ad esempio tra i fondi di coesione e l’AMIF, nel caso dello sviluppo di strategie locali di integrazione per i migranti).

Saranno snelliti anche i controlli per i programmi che hanno registrato buoni risultati, facendo maggiore affidamento sui sistemi nazionali ed estendendo il principio dell'”audit unico” al fine di evitare la duplicazione dei controlli.

Come si assicurano le sinergie con gli altri fondi UE?

Per il periodo 2021-2027, si incoraggiano sinergie tra strumenti UE diversi tramite il processo di pianificazione strategica, identificando obiettivi comuni e settori di attività comuni trasversali a diversi programmi.

In particolare, sia gli Stati membri che la Commissione devono promuovere il coordinamento, la complementarità e la coerenza tra fondi RDC, così come tra fondi RDC e altri strumenti dell’Unione. Ciò implica appunto che esistano meccanismi di coordinamento sia a livello strategico che a livello attuativo, per evitare duplicazioni in fase di pianificazione e attuazione nell’ambito dei diversi strumenti. L’accordo di partenariato contiene una sezione specifica dedicata al coordinamento.

L’RDC prevede meccanismi di sostegno semplificati per progetti che non siano stati selezionati per gli altri strumenti UE per mancanza di fondi, ma abbiano ricevuto il marchio di eccellenza, oppure per progetti selezionati per partenariati cofinanziati e partenariati istituzionalizzati nell’ambito di Orizzonte Europa.

L’RDC disciplina inoltre anche il trasferimento di risorse su base volontaria da qualsiasi fondo a fondi in gestione concorrente, ovvero a strumenti in gestione diretta o indiretta, a beneficio dello Stato membro interessato.

Quali sono le novità in termini di tassi di cofinanziamento? 

Aumentano i tassi di cofinanziamento (la percentuale di un investimento che gli Stati membri possono ricevere dall’UE). 40% per le regioni più sviluppate; 50% per le regioni più sviluppate che erano regioni in transizione o il cui prodotto interno lordo (PIL) pro capite era inferiore al 100% nel periodo 2014-2020; 60% per le regioni in transizione; 70% per le regioni in transizione meno sviluppate nel periodo 2014-2020 e 85% per le regioni meno sviluppate.

Come sarà rispettato il principio del partenariato?

I governi regionali e locali, come pure le parti sociali, le organizzazioni della società civile e gli organismi per la promozione delle pari opportunità saranno coinvolti nella preparazione degli accordi di partenariato e dei programmi e parteciperanno all’attuazione dei programmi tramite i comitati di sorveglianza. Continua ad applicarsi il codice europeo di condotta sul partenariato adottato per il periodo 2014-2020.

Nell’ambito dell’FSE+, tutti gli Stati membri sono tenuti a sostenere lo sviluppo di capacità delle parti sociali e delle organizzazioni della società civile, destinandovi un’adeguata quota delle proprie risorse provenienti dal Fondo. Gli Stati membri che sono oggetto di corrispondenti raccomandazioni specifiche per il paese devono assegnarvi almeno lo 0,25%.

Gli Stati membri stanno già preparando i loro programmi per il periodo 2021-2027? 

Sì, gli Stati membri stanno già lavorando ai loro documenti di programmazione. La Commissione è impegnata a fondo in un dialogo informale con gli Stati membri ed è pronta a proseguire questa cooperazione. I servizi della Commissione forniscono regolarmente i loro riscontri sulle bozze dei documenti.

 

FONDO EUROPEO DI SVILUPPO REGIONALE (FESR) E FONDO DI COESIONE (FC) 

Cosa sono il Fondo europeo di sviluppo regionale e il Fondo di coesione? 

Il FESR mira a rafforzare la coesione economica, territoriale e sociale nell’Unione europea correggendo gli squilibri tra le regioni.

Il Fondo di coesione serve a ridurre le disparità economiche e sociali attraverso gli investimenti destinati all’ambiente e alle reti transeuropee di trasporto (TEN-T) nel settore delle infrastrutture di trasporto. Tale fondo riguarda gli Stati membri il cui reddito nazionale lordo (RNL) pro capite nel periodo 2015-2017 è stato inferiore al 90% della media dell’UE. Per il periodo 2021-2027 si tratta di Bulgaria, Croazia, Cipro, Cechia, Estonia, Grecia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia e Ungheria.

Il FESR e il Fondo di coesione, insieme al Fondo sociale europeo e al nuovo Fondo per una transizione giusta, formano i fondi della politica di coesione dell’UE.

Quali investimenti saranno finanziati da FESR e FC? 

I due fondi investiranno 274 miliardi di € nelle regioni dell’UE (rispettivamente 226 miliardi di € a titolo del FESR e 48 miliardi di € a titolo dell’FC). Il FESR concentra i suoi investimenti su diversi settori prioritari fondamentali secondo il principio della “concentrazione tematica”: innovazione e ricerca, agenda digitale, sostegno alle piccole e medie imprese (PMI), ambiente e economia a zero emissioni nette di carbonio.

Il Fondo di coesione sosterrà le infrastrutture ambientali e i progetti prioritari dell’UE nelle reti transeuropee di trasporto, ma anche progetti in materia di efficienza energetica, uso di energie rinnovabili o mobilità urbana sostenibile che presentino chiari benefici ambientali. Gli esempi di progetti del periodo 2014-2020 sono disponibili sul sito web della DG REGIO della Commissione.

In che modo il FESR sosterrà le città dell’UE? 

Il FESR dedica una particolare attenzione allo sviluppo urbano sostenibile, destinando non meno dell’8% delle risorse ad azioni trasversali. In aggiunta, nell’ambito dell’iniziativa urbana europea, le città possono unire le forze per sviluppare approcci innovativi alle problematiche urbane.

Come verrà calcolata la dotazione delle regioni nell’ambito di FESR e FC? 

La dotazione del FESR e del Fondo di coesione per ciascuna regione dipenderà dall’esito del processo di programmazione, ossia da un’analisi approfondita delle esigenze di sviluppo, delle potenzialità, del contesto socioeconomico e delle raccomandazioni specifiche per paese formulate dall’Unione europea nell’ambito del semestre europeo.

Quale sarà il contributo di FESR e FC al conseguimento dell’obiettivo della neutralità climatica dell’UE entro il 2050? 

Grazie soprattutto alla concentrazione tematica, il 30% della dotazione del FESR e il 37% di quella dell’FC saranno destinati al raggiungimento degli obiettivi climatici, al fine ultimo di contribuire alla transizione verso un’economia climaticamente neutra. Il FESR si concentrerà appunto sul sostegno a un’Europa a basse emissioni di carbonio, promuovendo una transizione energetica pulita ed equa. Ciò significa, in particolare, sostenere l’efficienza energetica e le energie rinnovabili, diversificare le regioni dipendenti dalle industrie ad alta intensità energetica e fornire incentivi per realizzare una transizione equa per tutti. Quanto alla mobilità, la politica di coesione e in particolare il FESR cercheranno di sostenere una transizione effettiva verso i combustibili alternativi.

In che modo il FESR sosterrà l’agenda digitale dell’UE? 

Gli investimenti del FESR si concentreranno sulla digitalizzazione dei servizi per le imprese e i cittadini e sulla diffusione della banda larga ad alta velocità. Il sostegno andrà dove è più necessario, vale a dire nei settori in cui l’accesso alla banda larga è poco diffuso o inesistente, oppure molto lento o molto costoso, o in cui il potenziale commerciale non è sufficiente per attirare investitori privati.

Quali sono le modifiche principali che interesseranno FESR e FC rispetto al periodo 2014-2020? 

Le modifiche principali sono le seguenti:

  • grazie alla concentrazione tematica, gli investimenti si concentrano sulle priorità fondamentali, vale a dire un’Europa verde, digitale e innovativa;
  • le attività con un valore aggiunto limitato in termini di priorità dell’Unione sono escluse dal sostegno, come lo smaltimento dei rifiuti in discarica o gli investimenti in combustibili fossili solidi, ad eccezione di deroghe limitate e vincolate;
  • l’accento sul sostegno ai territori con problematiche specifiche in termini di sviluppo, comprese le zone rurali, le zone in declino demografico con svantaggi naturali e le regioni ultraperiferiche;
  • l’iniziativa urbana europea fornirà un approccio coerente alle aree urbane, integrando gli strumenti già disponibili alle città;
  • gli investimenti interregionali in materia di innovazione uniranno le regioni nel segno dell’eccellenza nella ricerca e nell’innovazione;
  • il Fondo di coesione continuerà a sostenere progetti nel settore dell’ambiente e dei trasporti, finanziando gli investimenti destinati allo sviluppo e alle energie sostenibili a favore dell’ambiente, con una particolare preferenza per le energie rinnovabili.

 

INTERREG

Che cos’è Interreg? 

La cooperazione territoriale europea (CTE), meglio nota come “Interreg”, è uno dei due obiettivi della politica di coesione e fornisce un quadro per realizzare azioni comuni e scambi politici fra soggetti di diversi Stati membri a livello nazionale, regionale e locale. L’obiettivo generale della cooperazione territoriale europea è promuovere uno sviluppo economico, sociale e territoriale armonioso nell’insieme dell’Unione.

Interreg ruota attorno a tre assi di cooperazione: transfrontaliera (Interreg A), transnazionale (Interreg B), interregionale (Interreg C) e integrazione delle regioni ultraperiferiche nel loro ambiente limitrofo (Interreg D)

La sesta generazione di Interreg, dotata di un bilancio di otto miliardi di €, continuerà a sostenere la cooperazione tra regioni, cittadini e operatori economici lungo le rispettive frontiere terrestri e marittime.

Quali sono le modifiche principali che interesseranno Interreg nel periodo 2021-2027 rispetto all’attuale periodo di programmazione? 

Per la prima volta sarà prevista una dotazione specifica volta a rafforzare la collaborazione tra le regioni ultraperiferiche e le aree circostanti (ad esempio le regioni dei Caraibi), che darà impulso agli scambi commerciali tra i partner regionali e accrescerà il loro sviluppo reciproco.

Proseguirà anche la cooperazione interregionale, con la promozione dello scambio di competenze, buone pratiche e sviluppo di capacità attraverso una serie di programmi dedicati: Interreg EuropeUrbactInteract e ESPON.

Altrettanto importante è il programma PEACE PLUS, che proseguirà nel periodo di programmazione 2021-2027 i lavori del programma PEACE finanziato dal FESR, al fine di sostenere la pace e la riconciliazione tra le contee limitrofe dell’Irlanda e dell’Irlanda del Nord. Tale programma è garantito dalla cooperazione nord-sud nell’ambito dell’accordo del Venerdì santo, che costituisce il fondamento del processo di pace nell’Irlanda del Nord.

La cooperazione territoriale sarà inoltre razionalizzata e beneficerà in particolare delle misure di semplificazione approvate nell’ambito del regolamento sulle disposizioni comuni.

Anche la gestione della cooperazione alle frontiere esterne ricade ora nell’ambito di Interreg, in regime di gestione concorrente e con il sostegno combinato del FESR e degli strumenti esterni dell’UE (lo strumento di assistenza preadesione – IPA – e lo strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale – NDICI).

 

FONDO SOCIALE EUROPEO PLUS (FSE+),

Quali sono le novità del regolamento sul Fondo sociale europeo Plus?

Negli ultimi 60 anni il Fondo sociale europeo (FSE) è stato il principale strumento finanziario dell’UE per investire nelle persone, aiutandole a trovare occupazioni migliori e garantendo opportunità di lavoro più eque per tutti i cittadini dell’UE.

Nello stesso spirito, il nuovo Fondo sociale europeo Plus (FSE+) sarà il principale fondo dell’UE ad investire nelle persone. Sarà uno strumento finanziario chiave per attuare il pilastro europeo dei diritti sociali, sostenere l’occupazione e creare una società equa e inclusiva. Fornirà inoltre agli Stati membri le risorse indispensabili per la ripresa delle nostre società ed economie dalla crisi del coronavirus. Con una dotazione di 99,3 miliardi di € (a prezzi correnti) per il 2021-2027, gli Stati membri possono usare i fondi per creare e tutelare posti di lavoro, promuovere l’inclusione sociale, lottare contro la povertà e la mancanza di fissa dimora e dotare i lavoratori delle competenze richieste dalle transizioni digitale ed ecologica. L’FSE+ impone altresì agli Stati membri l’ambizioso requisito di investire nei giovani e combattere la povertà infantile.

In futuro, le priorità dell’FSE+ saranno ancora più strettamente allineate alle raccomandazioni e alle analisi per paese del semestre europeo – il quadro dell’UE per il coordinamento delle politiche economiche e sociali. L’FSE+ aiuterà inoltre gli Stati membri a compiere progressi in relazione agli obiettivi principali dell’UE per il 2030 in materia di occupazione, competenze e riduzione della povertà stabiliti dal piano d’azione del pilastro europeo dei diritti sociali, traducendo i principi del pilastro in realtà concrete.

Il regolamento FSE+ è il risultato di una fusione tra il Fondo sociale europeo (FSE), l’Iniziativa a favore dell’occupazione giovanile (YEI), il Fondo di aiuti europei agli indigenti (FEAD) e il programma per l’occupazione e l’innovazione sociale (EaSI). Si tratta di un passo importante verso la razionalizzazione e la semplificazione delle norme vigenti di tutti i fondi, che contribuirà a migliorare l’impatto dei finanziamenti dell’UE.

Infine, il nuovo regolamento include un articolo dedicato al collegamento tra l’FSE+ e la Carta dei diritti fondamentali, che presenta una serie di rimandi alle pertinenti disposizioni dell’RDC al fine di aumentare la visibilità della Carta. Il nuovo regolamento ribadisce che tutte le operazioni dovrebbero essere selezionate ed attuate nel rispetto della Carta e fa riferimento alle disposizioni dell’RDC relative ai reclami, che prescrivono che le violazioni della Carta siano prese in considerazione ai fini della determinazione di eventuali misure correttive.

Quali sono le differenze tra il futuro bilancio dell’FSE+ e quello attuale?

Per il periodo 2021-2027, la Commissione propone di destinare all’FSE+ 99,3 miliardi di €, a prezzi correnti, del bilancio dell’UE. Di conseguenza la quota dell’FSE+ rispetto al bilancio globale della politica di coesione passerebbe dall’attuale 23% dei Fondi strutturali al 27%.

A quanto ammontano i fondi destinati a ciascuna componente dell’FSE+?

L’importo complessivo di 99,3 miliardi di € comprende 98,5 miliardi di € per l’FSE+ in regime di gestione concorrente con gli Stati membri e 762 milioni di € per la componente Occupazione e innovazione sociale (EaSI) in regime di gestione diretta da parte della Commissione.

Tutti gli Stati membri devono destinare una quota adeguata dei propri fondi FSE+ ad affrontare le sfide individuate nelle raccomandazioni specifiche per paese del semestre europeo – il quadro dell’UE per il coordinamento delle politiche economiche e sociali.

Sostenere le persone più vulnerabili e fornire cibo e assistenza materiale di base: gli Stati membri devono destinare almeno il 25% alla promozione dell’inclusione sociale e almeno il 3% alla lotta contro la deprivazione materiale, con la chiara ambizione di arrivare al 4%.

Investire nei giovani: gli Stati membri con un tasso particolarmente elevato di giovani non occupati né inseriti in un percorso di istruzione o formazione (NEET) saranno tenuti a destinare almeno il 12,5% delle loro fondi FSE+ al sostegno dell’occupazione giovanile. Tutti gli altri Stati membri devono stanziare un importo adeguato per investire nei giovani.

Investire nei bambini: gli Stati membri con un livello di povertà infantile superiore alla media dell’UE dovrebbero destinare almeno il 5% delle proprie risorse del FSE+ alla lotta contro questo problema. Tutti gli altri Stati membri devono stanziare un importo adeguato per azioni mirate al contrasto della povertà infantile, importante anche ai fini dell’attuazione della garanzia europea per i bambini vulnerabili.

La Commissione gestirà direttamente la componente Occupazione e innovazione sociale (EaSI), per un valore di 762 milioni di €, a sostegno di politiche basate su dati concreti e progetti sperimentali nel campo dell’inclusione sociale, dell’occupazione, della mobilità dei lavoratori e delle competenze.

Inoltre, l’FSE+ chiede a ciascuno Stato membro di sostenere l’innovazione sociale con una priorità programmatica specifica e prevede uno stanziamento specifico di 197 milioni di € per la cooperazione transnazionale a sostegno della diffusione di approcci innovativi.

Infine, l’FSE+ prevede uno stanziamento specifico di 531 milioni di € per le regioni ultraperiferiche e le regioni nordiche scarsamente popolate, in considerazione delle problematiche legate allo spopolamento e all’isolamento geografico.

Quali sono gli obiettivi dell’FSE+?

Il principale obiettivo strategico dell’FSE+ è contribuire a un’Europa più sociale ed inclusiva, aumentando la convergenza economica e sociale verso l’alto. L’obiettivo è aumentare le opportunità di occupazione, migliorare il tenore di vita, agevolare la mobilità dei lavoratori e aumentare la coesione economica, sociale e territoriale. L’FSE+ contribuirà all’attuazione del piano d’azione del pilastro europeo dei diritti sociali.

L’FSE+ investirà in tre settori principali:

  • efficacia dei mercati del lavoro e parità di accesso all’occupazione di qualità;
  • qualità e accessibilità dell’istruzione e della formazione;
  • inclusione sociale, assistenza sanitaria per le persone in situazioni di vulnerabilità, lotta alla povertà, soprattutto quella infantile, e aiuto alle persone senza fissa dimora.

In tutti i suoi investimenti, l’FSE+ promuoverà i principi orizzontali della parità di genere, del rispetto dei diritti fondamentali, delle pari opportunità e della non discriminazione.

I finanziamenti dell’FSE+ contribuiranno inoltre all’attuazione degli orientamenti in materia di occupazione definiti nell’ambito del semestre europeo e degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

Come si rafforzerà il legame tra l’FSE+ e il semestre europeo?

Il semestre europeo è il quadro dell’UE per il coordinamento delle politiche sociali ed economiche. Il nuovo FSE+ stabilisce un legame ancora più stretto tra il semestre e gli investimenti dell’FSE+ rispetto a quanto previsto nell’ambito dell’FSE 2014-2020. Le raccomandazioni specifiche per paese adottate nel semestre europeo e altre sfide politiche fondamentali individuate congiuntamente dalla Commissione e dagli Stati membri costituiranno il punto di partenza della programmazione dell’FSE+. Gli Stati membri dovranno stanziare un importo adeguato delle proprie risorse dell’FSE+ per far fronte a tali sfide e raccomandazioni.

Sono previste due principali fasi di definizione delle priorità per garantire che gli investimenti siano ben allineati alle sfide strategiche specifiche per paese: all’inizio del periodo di programmazione e in sede di revisione intermedia dei programmi. Il monitoraggio avrà luogo nell’ambito del ciclo annuale del semestre europeo e in seno ai comitati di sorveglianza dei programmi.

Sarà mantenuto il sostegno mirato all’occupazione giovanile nell’ambito dell’FSE+?

Il nuovo FSE+ si basa sui risultati dell’iniziativa a favore dell’occupazione giovanile e dell’FSE, i principali strumenti di finanziamento dell’UE per il sistema di garanzia per i giovani nel periodo 2014-2020. Il sistema di garanzia per i giovani ha contribuito a migliorare la vita di oltre 31 milioni di giovani in Europa: ogni anno dal 2014 vi aderiscono oltre cinque milioni di giovani.

L’UE continuerà a sostenere l’occupazione giovanile grazie al nuovo FSE+. Gli Stati membri con un tasso di giovani non occupati né inseriti in un percorso di istruzione o formazione (NEET) superiore alla media UE saranno tenuti a destinare almeno il 12,5% delle loro fondi FSE+ al sostegno dell’occupazione giovanile. Tutti gli altri Stati membri saranno tenuti ad investire un’adeguata quota dei propri FSE+ nel sostegno all’occupazione giovanile. Il sostegno può includere, ad esempio, misure volte a sviluppare appositi servizi per l’impiego che facilitino l’integrazione dei giovani nel mercato del lavoro.

Quale sarà il contributo dell’FSE+ all’integrazione dei cittadini di paesi terzi?

La Commissione si è impegnata a sostenere gli sforzi compiuti dagli Stati membri per conseguire l’integrazione a lungo termine dei cittadini di paesi terzi. I cittadini di paesi terzi, i migranti e, più in generale, le persone provenienti da un contesto migratorio beneficeranno degli investimenti dell’FSE+ destinati all’istruzione, all’occupazione e alle misure di inclusione. L’FSE+ combatterà inoltre le discriminazioni e le disuguaglianze, integrando altri fondi quali il Fondo Asilo, migrazione e integrazione (AMIF).

Il regolamento FSE+ comprende un obiettivo specifico relativo all’integrazione dei cittadini di paesi terzi, unitamente ad un indicatore di monitoraggio.

Quali ripercussioni avrà sull’FSE+ il nuovo regolamento sulle disposizioni comuni?

Il regolamento sulle disposizioni comuni (CPR) costituisce il quadro normativo della maggior parte dei fondi a gestione concorrente, compreso l’FSE+.

Le modifiche delle norme nell’ambito del regolamento recante disposizioni comuni che avranno un effetto positivo sull’FSE+ sono le seguenti:

  • maggiore flessibilità nel corso del periodo settennale: gli stanziamenti iniziali saranno previsti fino al 2025, mentre quelli per gli ultimi due anni saranno calcolati sulla base di un riesame intermedio che tenga conto dell’evoluzione della situazione socioeconomica negli Stati membri;
  • il contenuto dei programmi sarà più semplice e strategico, ad esempio attraverso un modello comune di programma per l’FSE+, il Fondo europeo di sviluppo regionale e il Fondo di coesione, che potrà essere usato sia dalle autorità di gestione degli Stati membri che dalla Commissione;
  • la trasmissione elettronica dei dati continuerà, avendo dimostrato di ridurre significativamente gli oneri amministrativi;
  • i compiti e le responsabilità dei diversi organismi del sistema di gestione e controllo sono disciplinati con maggior chiarezza;
  • gli oneri amministrativi saranno inferiori grazie a una riduzione significativa del numero di controlli e audit, mantenendo nel contempo misure che prevengono possibili abusi dei fondi.

 

FONDO PER UNA TRANSIZIONE GIUSTA (JTF)

Cos’è il Fondo per una transizione giusta (JTF)?

Il JTF è un nuovo fondo della politica di coesione con una dotazione complessiva di 19,2 miliardi di €, di cui 8,4 miliardi di € (a prezzi correnti) provenienti dal quadro finanziario pluriennale (QFP) e 10,8 miliardi di € dallo strumento NextGenerationEU. Il JTF è uno strumento chiave del Green Deal europeo: è il primo pilastro del meccanismo per una transizione giusta, che mira ad alleviare, nelle regioni e nei comparti industriali più colpiti, i costi socioeconomici della transizione verso un’economia climaticamente neutra. Il JTF può finanziare un’ampia gamma di attività volte principalmente a diversificare l’economia e ad aiutare le persone ad adattarsi a un mercato del lavoro in evoluzione.

Il regolamento sul Fondo per una transizione giusta fa parte di questo pacchetto? 

Il regolamento JTF è stato adottato dal Parlamento il 18 maggio 2021, a conferma dell’accordo con il Consiglio raggiunto nel dicembre 2020 e comunicato il 3 marzo 2021. Il pacchetto recentemente adottato continua ad essere comunque fondamentale ai fini del funzionamento del JTF: l’RDC in particolare enuncia diversi principi basilari orizzontali che si applicano anche al JTF.

Su cosa si basa l’assegnazione delle risorse del Fondo?

L’assegnazione di questi finanziamenti agli Stati membri si basa su criteri oggettivi e tiene conto dei seguenti fattori: l’entità della sfida della transizione per le regioni a più elevata intensità di carbonio che emettono gas a effetto serra; le sfide sociali alla luce delle potenziali perdite di occupazione e della conseguente necessità di riqualificare i lavoratori; il livello di sviluppo economico degli Stati membri e la relativa capacità d’investimento.

Sulla base di questa metodologia inizialmente proposta dalla Commissione, i colegislatori hanno convenuto di fissare le dotazioni nazionali in termini nominali.

In che modo verranno selezionati i territori che beneficeranno del Fondo?

La selezione dei territori sarà negoziata tra ciascuno Stato membro e la Commissione, in sede di approvazione dei piani territoriali per una transizione giusta. La Commissione ha presentato il suo parere preliminare sui territori prioritari di ciascuno Stato membro nell’allegato D delle relazioni dei paesi del 2020, basandosi sui seguenti criteri: l’intensità delle emissioni di gas a effetto serra e la produzione di combustibili fossili; l’impatto sull’occupazione nella regione (potenziale perdita di posti di lavoro) e la capacità della regione di far fronte all’impatto della transizione verso un’economia climaticamente neutra.

Chi beneficerà dei finanziamenti del Fondo e chi realizzerà i piani territoriali per una transizione giusta? Gli Stati membri o le regioni?

Come è consuetudine nella politica di coesione, spetta agli Stati membri decidere quale livello di gestione sia il più appropriato.

Da dove proverranno i fondi per il JTF? Si tratta di fondi nuovi?

7,5 miliardi di € saranno finanziati dal nuovo QFP 2021-2027 e 10 miliardi di € da NextGenerationEU. Se lo ritengono opportuno, gli Stati membri possono integrarli con trasferimenti dal FESR e dall’FSE+. Tali trasferimenti sono interamente volontari e non possono superare il triplo dei fondi assegnati a titolo del JTF nell’ambito del QFP, né il 20% della dotazione nazionale a titolo del FESR e dell’FSE+.

Le regioni che beneficiano del JTF possono accedere ad altri finanziamenti dell’UE?

L’accesso al JTF non limita in alcun modo l’accesso di una regione ad altri fondi dell’UE, compresi gli altri fondi della politica di coesione (FESR, FSE+ e Fondo di coesione).

In aggiunta, le regioni che beneficiano del JTF, ossia quelle individuate nei piani territoriali per la transizione giusta, hanno accesso ad altri due strumenti: un regime speciale per una transizione giusta nell’ambito di InvestEU e un apposito strumento di prestito per il settore pubblico. Insieme, il Fondo e questi due strumenti costituiscono il meccanismo per una transizione giusta, una componente fondamentale del piano di investimenti del Green Deal che mira a mobilitare da 65 a 75 miliardi di € (a prezzi correnti) per aiutare le regioni più colpite dalla transizione a diversificare le loro economie e i lavoratori di queste regioni ad adattarsi ai cambiamenti economici.

Quale tasso di cofinanziamento sarà applicato al Fondo?

Il tasso di cofinanziamento dipenderà dai territori in cui occorre concentrare gli investimenti e le azioni: 85% per le regioni meno sviluppate, 70% per le regioni in transizione e 50% per le regioni più sviluppate (ossia superiore al FESR per le regioni in transizione e più sviluppate).

È possibile avere esempi di regioni o progetti ai quali dovrebbero essere destinati i fondi del JTF? 

Il Fondo fornirà sovvenzioni soprattutto alle regioni con un elevato numero di occupati nel settore della produzione di carbone, lignite, scisti bituminosi e torba o alle regioni che ospitano industrie ad alta intensità di gas a effetto serra. Aiuterà, ad esempio, i lavoratori a sviluppare abilità e competenze per il mercato del lavoro del futuro e sosterrà le PMI, le microimprese e le start-up, creando nuove opportunità economiche per la creazione di posti di lavoro in queste regioni. Promuoverà inoltre gli investimenti a favore della transizione verso l’energia pulita, tra cui quelli nell’efficienza energetica e la mobilità verde.

Il Fondo sosterrà progetti nel settore gasifero? 

Il Fondo non sosterrà gli investimenti connessi alla produzione, alla trasformazione, al trasporto, alla distribuzione, allo stoccaggio o alla combustione di gas o di altri combustibili fossili.

Cos’è il meccanismo di ricompensa ecologica? 

Il meccanismo di ricompensa ecologica è stato concordato dai colegislatori come incentivo per le regioni beneficiarie del JTF ad accelerare la transizione verso un’economia climaticamente neutra.

I colegislatori hanno convenuto che, fino al 31 dicembre 2024, se saranno disponibili risorse finanziarie supplementari, queste saranno distribuite tra gli Stati membri in base alle quote attuali. Tuttavia, dopo il 31 dicembre 2024, il criterio di ripartizione sarà corretto mediante un coefficiente che rispecchi la percentuale di riduzione di gas a effetto serra conseguita da ciascuno Stato membro (calcolata aggregando le riduzioni in tutte le regioni NUTS 3 dei paesi che beneficiano del sostegno del Fondo).

In che modo la politica di coesione sosterrà le zone rurali?

La politica di coesione sostiene la crescita sostenibile e lo sviluppo equilibrato di tutte le regioni, comprese le zone rurali. Il sostegno mira a rendere le zone rurali degli spazi di vita attraenti e vitali in termini di crescita e occupazione, ma anche a dotarle delle infrastrutture, della mobilità e dei servizi di base necessari.

Nel periodo di programmazione 2021-27 la politica di coesione fornirà ulteriore sostegno anche alle zone rurali sotto forma di investimenti per le transizioni verde e digitale. Tre quarti degli investimenti della politica di coesione sono destinati a obiettivi strategici che preparano le regioni, comprese le zone rurali, alla duplice transizione verso un’economia intelligente, digitale, moderna e climaticamente neutra e circolare. La politica di coesione post-2020, in particolare con il suo nuovo obiettivo di politica territoriale per un’Europa più vicina ai cittadini, porrà maggiormente l’accento sugli investimenti territoriali come risposta alle sfide locali, grazie a strategie di sviluppo territoriale integrato e al coinvolgimento delle comunità locali.

Quale sostegno è previsto per le regioni ultraperiferiche?

In termini di politica di coesione, alle regioni ultraperiferiche spetta un tasso di intervento dell’85%, il più elevato dell’Unione. Oltre a ciò, le regioni ultraperiferiche beneficeranno di una speciale dotazione supplementari di 1,514 miliardi di € (a prezzi correnti) per tenere conto delle loro specificità e far fronte alle loro spese aggiuntive. Di questo importo, 1,142 miliardi di € verranno dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e 372 miliardi di € dal Fondo sociale europeo Plus (FSE+). Questa speciale dotazione supplementare può essere utilizzata anche per progetti già completati (clausola di retroattività) ed è esentata dai requisiti di concentrazione tematica al fine di offrire la massima flessibilità alle regioni ultraperiferiche. In via eccezionale, le regioni ultraperiferiche possono utilizzare gli investimenti del FESR per finanziare nuovi aeroporti e infrastrutture e per investimenti produttivi nelle imprese locali, indipendentemente dalle loro dimensioni.

Le regioni ultraperiferiche beneficiano inoltre di una specifica sezione Interreg del valore di 316 milioni di € (a prezzi correnti) destinata a rafforzare la cooperazione tra le regioni ultraperiferiche e i paesi terzi limitrofi, ma anche con i paesi e territori d’oltremare. Questa sezione dedicata alla cooperazione territoriale europea stimolerà gli scambi economici tra partner regionali e il loro sviluppo reciproco.

FONTE: COMMISSIONE EUROPEA

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