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Relazioni UE-Regno Unito: "parità di condizioni" cruciale per garantire una concorrenza leale

12 febbraio 2020

Oggi, in occasione della seduta Plenaria di Strasburgo (10-13 febbraio), il Parlamento, in merito alle future relazioni UE-Regno unito, chiede che siano garantite condizioni di parità attraverso impegni chiari e un allineamento fra le norme UE-Regno Unito.
Di seguito riportiamo il comunicato stampa pubblicato dal Parlamento europeo.
 

  • Nessuna delle "quattro libertà" dell'UE può essere sacrificata in cambio di un'altra
  • Parità di condizioni in materia sociale, fiscale, aiuti di Stato, consumatori e clima
  • Un futuro accordo dovrà essere approvato dal Parlamento per entrare in vigore

 
Oggi il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione che fornisce il primo contributo dei deputati ai prossimi negoziati con il governo britannico, su un nuovo partenariato UE-Regno Unito, dopo il periodo di transizione previsto dall’accordo sulla Brexit. Il testo è stato adottato con 543 voti favorevoli, 39 contrari e 69 astensioni.
Il Parlamento vuole che l'accordo di associazione con il Regno Unito sia il più completo possibile e che sia basato su tre pilastri principali: un partenariato economico, un partenariato per gli affari esteri e questioni settoriali specifiche.
 
Le condizioni dei deputati
Nei prossimi negoziati con il governo britannico, l'integrità e il corretto funzionamento del mercato unico e dell'unione doganale devono essere mantenuti in ogni momento. Nessuna delle "quattro libertà" dell'UE (libera circolazione delle merci, dei capitali, dei servizi e delle persone) può essere sacrificata in cambio di un'altra.
Date le dimensioni dell'economia del Regno Unito e la sua vicinanza, la concorrenza con l'UE deve essere mantenuta equa attraverso una "parità di condizioni" in materia, tra l'altro, sociale, ambientale, fiscale, di aiuti di Stato, di protezione dei consumatori e di clima.
Per mantenere le relazioni commerciali esenti da quote e tariffe, il governo britannico dovrebbe impegnarsi ad aggiornare le proprie norme su, ad esempio, concorrenza, standard lavorativi e protezione ambientale, e garantire un ‘allineamento dinamico’, cioè evolutivo, delle norme di UE e Regno Unito.
Ciò significa che il Regno Unito dovrebbe adeguare le proprie norme agli standard UE ogni volta che questa aggiorna il proprio quadro giuridico, per evitare vantaggi competitivi sleali. Inoltre, bisognerebbe prevedere un solido meccanismo di risoluzione delle controversie.
 
I settori più sensibili: pesca, prodotti alimentari
La risoluzione chiarisce che per ottenere il consenso del Parlamento, l’accordo di libero scambio deve essere subordinato a un accordo sulla pesca, da raggiungere entro giugno 2020. Se il Regno Unito non dovesse rispettare gli standard UE, la Commissione dovrebbe valutare possibili quote e tariffe per i settori più sensibili, in particolare per le importazioni di prodotti alimentari e agricoli, che devono rispettare rigorosamente le norme comunitarie.
 
Le altre priorità
Il testo contiene anche capitoli sui diritti dei cittadini e la mobilità delle persone, la protezione dei dati, i servizi finanziari, la situazione sull'isola d'Irlanda, il ruolo della Corte di giustizia UE, i programmi e le agenzie, la politica estera e di sicurezza, nonché altre priorità del Parlamento.
Il Parlamento sostiene infine che la questione relativa allo status di Gibilterra non sarà inclusa in questi negoziati e che qualsiasi accordo su di esso richiederà l'approvazione preventiva del governo spagnolo.
 
Prossime tappe
La risoluzione reagisce alle proposte di direttive negoziali della Commissione, presentate il 3 febbraio dal capo negoziatore dell'UE Michel Barnier. Queste direttive sono la cornice che definisce lo scopo, la portata e gli obiettivi dei negoziati e devono essere firmate dai rappresentanti degli Stati membri, probabilmente il 25 febbraio.
 
Contesto
Il Regno Unito ha lasciato l'Unione Europea il 31 gennaio. Il periodo di transizione, concordato nell'ambito dell'Accordo di ritiro, è iniziato il 1° febbraio e termina il 31 dicembre 2020. Qualsiasi futuro accordo dovrà essere approvato dal Parlamento europeo prima di poter entrare in vigore.
 
 
FONTE: Parlamento europeo – 12 febbraio 2020

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