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Mondo Agricolo news

La resilienza degli ortaggi delle sorelle Rinaldi. “I fondi Ue sono stati importanti”

28 April 2025
Le sorelle Rinaldi, produttrici di rucola del Salerintano -  Mondo Agricolo news | Confederazione Generale dell'Agricoltura Italiana
Le sorelle Rinaldi, produttrici di rucola del Salerintano

di Anja Zanetti

La rucola è l’oro verde della Piana del Sele. Un legame, quello con il territorio salernitano, per i Rinaldi suggellato dal timbro Igp

 

La famiglia Rinaldi, che ha un’azienda agricola a Eboli dagli anni trenta, si è concentrata nel tempo sugli ortaggi a foglia del tipo “baby leaf”, e negli ultimi decenni, anche grazie all’ingresso della terza generazione in azienda, ha introdotto importanti aggiornamenti, a partire da serre tecnologicamente avanzate che garantiscono una maggior resilienza alle produzioni.

“Siamo cinque tra fratelli e sorelle. I maschi hanno preso un’altra strada, mentre io, Laura e Letizia abbiamo seguito le orme familiari fondando il comparto che lavora per la quarta gamma”, ci racconta Lucia Rinaldi, quarantacinque anni, da tre anche presidente di Confagricoltura Donna Campania e imprenditrice agricola della Piana del Sele.

Nel 2017, è nata la nostra “Bio Agricola”, come piccolo ramo dell’azienda di famiglia. Le tre “sorelle della rucola”, insomma, hanno dato una svolta biologica e non solo. “Il salto più grande è stato quello dall’agricoltura all’agroindustria. Infatti, abbiamo avviato una linea di produzione di pesto di rucola”. Si tratta di una ricetta familiare tutt’altro che semplice. “La rucola è una pianta con grandi proprietà, ma difficile da lavorare. Va dosata sapientemente l’acqua per ottenere un buon risultato”. Rucolapiù è il marchio della loro pozione, venduta principalmente in gastronomie e botteghe di zona, oltre che online.

“Facciamo tutto a regime biologico. Le foglie vengono lavorate sottovuoto per non perdere le proprietà nutritive. Non usiamo conservanti, né aromi per mantenerne alterata la genuinità”. Lucia resta coi piedi ben saldi a terra: “Per ora ci concentriamo sul territorio. Non è semplice entrare nel mercato con una strategia monoprodotto. Al momento, però, abbiamo scelto di non diversificare, perché avviare un impianto industriale ha richiesto degli sforzi. Su questo fronte, i fondi europei per l’imprenditoria femminile, veicolati dalla Regione, sono stati un valido aiuto”. A questo punto non possiamo non chiedere se la caratterizzazione di genere abbia comportato anche il superamento di qualche ostacolo. “

Siamo tre donne poco più che trentenni e quarantenni. Il fatto di essere molto impegnate anche nelle attività familiari ha posto delle difficoltà, ma continuo a pensare che sia superiore la contropartita in positivo. La nostra funzione di cura è un plus anche sul lavoro. Ci regala uno sguardo che va oltre”. Secondo le più recenti analisi di Svimez, l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, la conciliazione tra maternità e lavoro nel sud d’Italia è ancora più difficile, penalizzata dalla carenza di servizi a supporto.

Poco più del 35 per cento delle madri con figli in età prescolare lavora, contro il 64 per cento del centro-nord. “Da noi è più frequente che una donna sia posta di fronte a una scelta tra famiglia e lavoro. Serve potenziare l’infrastruttura pubblica a sostegno dell’occupazione femminile. Se penso alla nostra esperienza – dice Lucia – siamo noi tre sorelle a proseguire nella gestione dell’impresa familiare. Le donne in agricoltura sono una vera risorsa”.

Fare rete in questo aiuta. “Confagricoltura Donna mi ha permesso di entrare in contatto con le imprenditrici del mio territorio con le quali condivido complessità e preoccupazioni. Al Sud alcuni fanno ancora fatica a riconoscere le donne nei ruoli pubblici. Iniziative come le Clementine nelle piazze e il progetto con le grandi chef ci ricordano che abbiamo una forza incredibile”.

Non solo equità, ma anche spazio all’innovazione. “La vita nei campi è splendida, ma non è un idillio. Parliamo di un lavoro duro, di pazienza e di attesa. Le istituzioni dovrebbero guardare a noi agricoltori non solo come custodi del territorio - che è un ruolo bellissimo - ma anche come imprenditori che contribuiscono a sfamare il nostro nuovo mondo. Serve specializzarsi in cultivar più resilienti al cambiamento climatico e per questo vanno incentivati la ricerca e l’utilizzo di nuove tecnologie”. Insomma, l’agricoltura di ieri e di domani, per nutrire l’oggi. Con un punto fermo: “La collaborazione tra donne si traduce in potenza per tutta la società”.

 

L’articolo è presente sul numero di aprile 2025 di Mondo Agricolo, la rivista dell’agricoltura

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